“Una semplice proposta di legge, a prima firma Fragomeli (Pd) sottoscritta da deputati di diversi gruppi, ha destato molto interesse, prima sui social poi su alcuni giornali di area conservatrice e adesso addirittura nei talk show televisivi. Il tentativo di alimentare e di creare polemica su questa proposta dimostra come ancora l’Italia o meglio parte dell’Italia non abbia metabolizzato nella propria cultura nazionale quel complicato e drammatico momento che è stata la Liberazione dal nazifascismo. Merita di essere valorizzata ulteriormente? Noi pensiamo di sì, ma ci piacerebbe discuterne seriamente e pacatamente tutti insieme”. È quanto scrivono i deputati Michele Anzaldi (Iv) e Gian Mario Fragomeli (Pd) in un intervento su Huffington Post.

“A questo punto forse sarebbe il caso prima di tutto – proseguono Anzaldi e Fragomeli – di leggere la proposta di legge, poi forse di approfondire eventuali dubbi con il proponente o gli altri firmatari. Si tratta della proposta per il riconoscimento ufficiale della canzone ‘Bella ciao’ e il suo insegnamento nelle scuole di ogni ordine e grado quale canto di rango istituzionale, da eseguirsi dopo l’inno nazionale in occasione dei festeggiamenti per la festa del 25 aprile, nella sua connotazione di espressione popolare dei più alti valori alla base della nascita della Repubblica Italiana. Allora, chiariamo innanzitutto che si tratta di una proposta di legge, che quindi va discussa, esaminata, emendata, corretta, modificata, un percorso lungo e soprattutto, poiché su una tematica del genere si mira alla massima condivisione o addirittura all’unanimità, apparentemente complicato ma certamente fattibile. Ricordiamoci o meglio informiamo che non è un canto nato durante la Resistenza ma parecchi anni dopo e non è una canzone sanguinaria ma anzi invita a ricordare il sacrificio umano di chi ha perso la vita per combattere contro l’invasore”.

“Ed è bene e giusto ricordare – proseguono ancora i deputati Iv e Pd – che se oggi, o meglio dall’anno 2000, uno dei pochi sinceri momenti di unità nazionale sia intorno all’inno nazionale di Mameli, lo si deve alla lungimiranza e sensibilità sul tema del presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi che nel suo mandato, solo vent’anni fa, insieme al suo esperto portavoce Paolo Peluffo, avviò una campagna di sensibilizzazione sul ruolo del periodo della Liberazione. Oggi la nostra proposta, che va detto non è rivoluzionaria né innovativa, poiché molti elementi sono già non soltanto contenuti nella Costituzione e ma anche in un protocollo d’Intesa tra Muir e Anpi, ha comunque avuto il merito di avere per l’ennesima volta certificato che su certe tematiche c’è ancora il nervo scoperto di una parte degli italiani e vi è ancora il tentativo di distorcere la realtà, ma soprattutto vi è tanto pressappochismo e ignoranza su quella pagina di storia. Una tematica del genere andrebbe approfondita e studiata e sarebbe un tema proprio da servizio pubblico ma sappiamo in che condizioni è la Rai e infatti è stata affrontata dalla TV commerciale, da Del Debbio su Rete4″.

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