Duro intervento del presidente dei costruttori romani (Acer), Nicolò Rebecchini, in un’intervista concessa al Corriere di Roma: “Ogni ipotesi di rilancio del paese resterà lettera morta, con tutte le drammatiche conseguenze che ne deriveranno, se la pubblica amministrazione non si rimetterà al lavoro concretamente, tornando a confrontarsi con il pubblico, sia pure in modalità smart – spiega Rebecchini -. Con il «lavoro agile» gli uffici pubblici non funzionano? Macché. Oggi, la gran parte degli uffici statali, regionali e comunali è ferma. Lo smart working introdotto per decreto, in un sistema ancora strutturato sulla carta, sta paralizzando ogni procedura. Recentemente sono state indette delle gare d’appalto da parte delle Rfi, le ferrovie italiane, per la manutenzione dei loro fabbricati: avere i certificati per partecipare a queste gare è difficilissimo, si rischia di far scadere i termini e non poterne prendere parte. E questo purtroppo vale per tutte le gare pubblicate. In più vi è assenza di dialogo con le direzioni lavori degli enti pubblici, durante tutte le fasi, quando questo dovrebbe essere costante. Se boccio per gli uffici pubblici lo smart working? Sono sempre più frequenti le lamentele degli operatori per ottenere i documenti necessari per partecipare ad una gara d’appalto, così come infiniti i tempi per ottenere le autorizzazioni, come ad esempio quelle del Genio civile. È necessario che chi ci governa si renda conto che i servizi al cittadino ora sono più importanti che mai: non possiamo più permetterci il blocco delle istruttorie urbanistiche ed edilizie e solo qualche sporadico rilascio di permessi di costruire. È necessario il ritorno in ufficio per confrontarsi anche in termini smart con il pubblico” (…).

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