“Come in molti avevamo temuto, sperando di sbagliarci, parte molto male per il sistema auto del nostro paese il matrimonio Fca-Psa. E’ di oggi la notizia che Fca ha interrotto bruscamente i rapporti con molti fornitori di elementi per le citycar in Italia, chiedendo di interrompere immediatamente tutte le attività di ricerca, sviluppo e produzione per le auto più piccole del brand, che d’ora in poi verranno costruite con il “modello francese”, senza peraltro dare indicazioni sulla possibilità di riconvertire l’indotto per la costruzione dei nuovi elementi necessari. La scelta , se confermata, rischia di produrre conseguenze gravissime sull’indotto italiano costituito da mille aziende in cui lavorano 58 mila operai”. Così in una nota Maurizio Acerbo, Segretario nazionale PRC-S.E. e Antonello Patta, Responsabile lavoro PRC-S.E.

“Dopo le minacce di ridimensionamento e chiusura degli stabilimenti di Brescia e Lecce da parte di CNH, anch’essa controllata dalla famiglia Agnelli, l’annuncio odierno rischia di suonare come una conferma del disimpegno dall’Italia della società di diritto olandese, ieri Fiat, tra i principali responsabili della crisi terminale della produzione automobilistica Italiana – spiegano gli esponenti di rifondazione comunista -. L’altro grande responsabile il governo attuale che, come quelli precedenti non ha uno straccio di politica industriale limitandosi a erogare incentivi; che mentre la Francia poneva precise condizioni alla fusione Fca- Psa stava a guardare e in più garantiva 6 miliardi di prestiti a Fca. Il PRC è impegnato a sostenere un rilancio delle lotte che coinvolga tutte le lavoratici e i lavoratori del settore perché solo così sarà possibile salvare contemporaneamente l’occupazione e il futuro dell’automotive in Italia”.

 

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