“Rifondazione Comunista sostiene lo sciopero nazionale dei metalmeccanici, indetto per domani 5 novembre da Fiom, Fim e Uilm, a sostegno della piattaforma contrattuale contro l’oltranzismo di Federmeccanica e Assistal  che non solo chiudono a tutte le richieste, ma attaccano le tutele esistenti rifiutando l’esigibilità di diritti conquistati”. Lo comunicano in una nota Maurizio Acerbo e Antonello Patta, rispettivamente segretario nazionale e responsabile lavoro del Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea

“E’ gravissima la chiusura totale del fronte padronale sul salario espressa dal rifiuto all’aumento dei minimi contrattuali – spiegano Acerbo e Patta -, altrettanto pesante l’arroganza che si spinge fino mettere in discussione automatismi su scatti di anzianità e altri diritti già previsti  nell’ultimo contratto.

Ma la strategia antioperaia degli industriali per affrontare la crisi si chiarisce  in particolare con il rifiuto a definire limiti nel ricorso al lavoro precario, a introdurre vincoli occupazionali e garanzie sui diritti sindacali negli appalti; si svela del tutto nella mancanza totale di disponibilità sulle riduzioni d’orario a fronte di innovazioni tecnologiche e nella sfrontata richiesta di maggiore flessibilità della forza lavoro, in particolare su smart working, lavoro agile telelavoro.

E’ chiaro che si osa puntare ancora su  un modello economico e produttivo centrato su bassi salari, per molte fasce di lavoratori da fame, precarietà e flessibilità estreme in un paese come il nostro già agli ultimi posti in Europa per livelli salariali, protezioni sociali e precarietà selvaggia?

Un governo che voglia davvero operare una svolta dovrebbe finalmente dire basta a un modello economico e produttivo  che ha generato disoccupazione, milioni di poveri, perdita di diritti  e disastrato il sistema produttivo del paese.

Allora non faccia  come Ponzio Pilato! Non un soldo deve andare a settori del padronato senza precisi vincoli sull’occupazione e i diritti di lavoratrici e lavoratori. Si impedisca l’utilizzo di fondi pubblici per ristrutturare le aziende a spese dei lavoratori.  

Il governo decida da che parte sta”, concludono Maurizio Acerbo e Antonello Patta.

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