Oggi lavoratori in presidio con Cgil Cisl Uil al Policlinico Casilino per protestare contro i mancati adeguamenti salariali, ottenuti dopo un’attesa di 14 anni. La proprietà – affermano i sindacati – ha finora fatto orecchie da mercante, nonostante i precisi obblighi sanciti dalla firma del nuovo Ccnl, ma i sindacati non ci stanno: “Si chiede massimo impegno al personale, già sotto stress per la pandemia e la campagna vaccinale, senza nemmeno riconoscere un sacrosanto diritto come quello all’applicazione del contratto. E’ inaccettabile fare cassa con i soldi pubblici sulla pelle delle persone. Se non si rispetta il Ccnl, la Regione deve togliere l’accreditamento”, hanno denunciato Roberto Scali, Sergio Pero e Domenico Frezza, responsabili territoriali di Fp Cgil Roma e Lazio, Cisl Fp Lazio e Uil Fpl Roma e Lazio.

“Le lavoratrici e i lavoratori del Policlinico Casilino, come di tutte le strutture private che operano in accreditamento con il SSR, hanno lavorato per 14 anni con un contratto scaduto, sempre offrendo un servizio d’eccellenza. Da più di un anno lavorano in emergenza continua, senza sottrarsi a turni sempre più pressanti e a carichi di lavoro crescenti, sacrificandosi per la comunità e sottraendo il loro tempo alle famiglie”, spiegano i sindacalisti. “Come se tutto ciò non bastasse, questi lavoratori hanno dovuto lottare anche sul fronte del rinnovo contrattuale, conquistandolo grazie ad una grandissima mobilitazione durata mesi. E anche in questo caso hanno sempre messo davanti a tutto la qualità e l’efficienza del servizio di assistenza sanitaria, nonostante l’ostinazione della parte imprenditoriale. Ora che il contratto è firmato, si trovano di fronte a questa nuova beffa della mancata applicazione. Noi non ci stiamo”.

“Dall’8 ottobre 2020 (data del rinnovo del Ccnl) ad oggi, vale a dire 6 mesi dopo, i lavoratori ancora non percepiscono per intero quello che è loro di diritto, ma solo il 50% dell’aumento contrattuale previsto, con la sola e assurda giustificazione da parte del datore di lavoro, che prima di pagare l’azienda deve incassare dalla Regione la quota di compartecipazione al rinnovo”, proseguono Scali, Pero e Frezza. “Senza contare che Eurosanità, proprietaria del Policlinico Casilino, ha unilateralmente revocato i premi di produttività che erano stati definiti attraverso la contrattazione decentrata”.

“E’ una situazione vergognosa che deve finire subito. Se l’azienda non si muove, la Regione Lazio deve intervenire immediatamente perché i soldi pubblici erogati in favore di strutture sanitarie private devono trovare riscontro nei servizi sanitari per i cittadini e nel rispetto dei lavoratori che li svolgono. L’amministrazione regionale deve dare un segnale chiaro a chi non intende rispettare le regole e revocare l’accreditamento con il Sistema sanitario regionale”, concludono i responsabili territoriali di categoria. “Il contratto nazionale non è un optional, ma un impegno preciso e vincolante, tanto più quando si tratta di operatori a cui si è chiesto e si chiede di svolgere un servizio pubblico a difesa della salute di tutti. Per questo pretendiamo che si applichi, tutto e subito. O faremo crescere la mobilitazione fino allo sciopero di tutto il personale”.

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