Annullato dalla Corte Costituzionale, su ricorso del MiBact, il Piano Territoriale Paesistico Regionale del Lazio. E’ quanto disposto con la sentenza del 17 novembre, in quanto sarebbe stato approvato senza il coinvolgimento del Ministero.

“Prendiamo atto della decisione della Consulta – dice il presidente di Coldiretti Lazio, David Granieri  e chiediamo che venga strutturato un nuovo Piano rapido ed efficace, ma soprattutto che tenga conto degli adeguamenti della cartografia. L’allineamento della carta di uso del suolo è fondamentale per risolvere i problemi che riguardano gli agricoltori e vincere le sfide che deve affrontare questo settore”. E’ la richiesta avanzata da Coldiretti Lazio alla Pisana in una lettera inviata all’assessore all’Urbanistica, Massimiliano Valeriani.

 

Una sentenza che dispone la “reviviscenza del Piano paesaggistico adottato nel 2007, rimasto in vigore in regime di salvaguardia fino all’applicazione del PTPR approvato, avvenuta soltanto nel mese di febbraio 2020”. “E’ fondamentale che la Regione Lazio predisponga con urgenza un atto del Consiglio per stabilire un nuovo termine – aggiunge Granieri– che consenta in tempi brevi l’approvazione del Piano Paesaggistico, anche al fine di salvaguardare la sua adozione. Chiediamo di portare in aula un nuovo Piano territoriale paesistico regionale, che sia aggiornato agli allineamenti cartografici”.

 

Un tema centrale, questo, sul quale è necessario lavorare in tempi rapidi. “Un piano che possa colmare le endemiche carenze relative alla programmazione – conclude Granieri  che consenta una crescita del settore agricolo,  penalizzato dalla mancanza di regole chiare e dall’eccesso di burocrazia. 

Ribadiamo, inoltre, quanto abbiamo sempre sostenuto anche in merito al Pua, il Piano di Urbanizzazione Aziendale, che deve continuare a rappresentare un’esclusività del mondo agricolo e di evitare modifiche all’art. 51, come era accaduto lo scorso anno in sede di approvazione del Piano, a seguito degli emendamenti che erano stati proposti da alcune forze politiche, che riguardano le aziende agricole in aree vincolate. Modifiche che non apporterebbero miglioramenti relativi alla tanto auspicata semplificazione”. 

 

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