“Alla luce delle dichiarazioni del presidente dell’Anpal Domenico Parisi, è necessario fare ulteriore chiarezza sulla posizione delle Regioni all’interno del cda dell’Agenzia Nazionale per le Politiche Attive del Lavoro. La valutazione negativa data alle linee guida e al piano industriale, che ho espresso come rappresentante delle Regioni e vicecoordinatore della IX commissione della Conferenza delle Regioni, deriva da molteplici elementi. Occorre ricordare che la gestione delle politiche del Lavoro è anche materia di competenza regionale ed è un atto grave indebolirle attraverso i sistemi informatici, specie in questa fase di particolare criticità che stiamo vivendo. La duplicazione di pacchetti e sistemi informativi per Anapl Servizi, inoltre, non risponde a alcuna logica se non a creare confusione. È, invece, in un approccio di condivisione e collaborazione – come ha ricordato la coordinatrice della IX Commissione della Conferenza delle regioni, Cristina Grieco – che crediamo debbano essere promosse innovazioni e decisioni, a cominciare dal ruolo strategico delle Politiche Attive del Lavoro, che devono costituire l’asse portante e non essere dequalificate a elemento marginale”. Così in una nota Claudio Di Berardino, assessore al Lavoro della Regione Lazio, vicecoordinatore della IX commissione della Conferenza delle regioni e membro del cda di Anpal.

 

“Altra questione importante – prosegue Di Berardino – riguarda la stabilizzazione dei precari. Da tempo abbiamo posto la priorità su una soluzione positiva. Sono 636 i precari di Anpal Servizi che devono essere tutti stabilizzati. Essi svolgono un ruolo importante da anni, mettendo al servizio dei cittadini le loro professionalità. È assurdo che questo personale esperto, impegnato proprio nelle politiche del lavoro, abbia contratti precari. Anche per questo avevamo chiesto che la stabilizzazione avvenisse anche al fuori dal piano industriale. Il voler vincolare questa scelta al piano industriale si giustifica solo con l’intenzione di voler assumere altre 59 figure professionali più altri 277 nuovi precari che costeranno alle casse dell’Agenzia la folle cifra di 10 milioni di euro. A oggi non siamo riusciti a avere una risposta chiara su quali funzioni debbano svolgere queste persone né ad avere il dettaglio dei costi del personale. Non ultimo, non abbiamo avuto certezza sulla sostenibilità economica dello stesso piano industriale”.

 

“Più delle polemiche – conclude l’assessore Di Berardino – abbiamo bisogno di confronti veri e fruttuosi. Nella fase attuale occorre lavorare pancia a terra, cercando di trovare soluzioni idonee per aiutare i tanti disoccupati, le categorie più fragili nel mondo del lavoro come i giovani e le donne, fare un monitoraggio serio e tutte le politiche attive traguardandole al lavoro e mettere in campo nuove misure e interventi efficaci. Un atto di serietà che si deve all’Italia”.

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