Marco Bentivogli, segretario generale della Federazione Italiana Metalmeccanici (FIM CISL), è intervenuto ai microfoni de L’Italia s’è Desta condotta dal direttore Gianluca Fabi, Matteo Torrioli e Daniel Moretti su Radio Cusano Campus. Bentivogli ha parlato delle conseguenze della crisi di Governo sul mondo del lavoro.

 

Una foto del Paese. “Noi siamo passati dal +1,4% del PIL di inizio 2018 allo zero attuale. Doveva essere un anno bellissimo. Siamo passati da 130 a 160 vertenze, sta aumentando vertiginosamente la cassa integrazione, nel mese di giugno +42%. Anche i dati sull’occupazione sono da leggere con attenzione. Aumentano i lavoratori ma diminuiscono le ore. Ci sono quindi tanti part time. La produzione industriale nel metalmeccanico è al quinto trimestre di segno negativo. Purtroppo molto dipende dalla guerra dei dazi. Il tempo è già scaduto. Anche la Merkel, in Germania, ha sfoderato un piano da 50 miliardi per lo sviluppo di aree tecnologiche ed industriali. Questi argomenti dovrebbero essere il cuore delle discussioni. In questa crisi si discute di chi farà il vicepremier, delle correnti del PD, della piattaforma Rousseau, e non si parla di questioni fondamentali”.

 

Quali conseguenze della crisi? “In questo anno il MISE è stato molto lento, ha lasciato decantare in maniera negativa possibili soluzioni per alcune questioni importanti. Ora c’era in ballo questo decreto imprese, che deve ripassare per il Consiglio dei Ministro e poi dovrà essere pubblicato in Gazzetta Ufficiale, a cui sono collegati le sorti di lavoratori Ilva, Wirlpholl e altre aziende. Prima di far scattare questa crisi bisognava mettere in sicurezza i lavoratori”.

 

Quali politiche industriali servirebbero per far ripartire il Paese? “Bisogna smetterla con politiche anti industria. Si deve capire dove sta andando il mondo. Tutti parlano, ad esempio, di transizione all’auto elettrica. Il problema più grande è costruire infrastrutture per questi mezzi. Ad oggi solo l’1% di colonnine elettriche di Europa si trovano in Italia, tra l’altro a medio e basso voltaggio. In queste condizioni l’auto elettrica ad oggi è praticamente inservibile. Penso a città come Roma che ha una rete elettrica che non consente un voltaggio per avere una ricarica medio rapida. Vedere queste cose in anticipo vuol dire non subire i danni collaterali dell’innovazione”.

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