Francesco boccia, deputato del Partito Democratico, è intervenuto ai microfoni de “L’Italia s’è Desta” condotta dal direttore Gianluca Fabi, Matteo Torrioli e Daniel Moretti su Radio Cusano Campus per parlare della formazione del nuovo Governo giallorosso.

 

Il confronto procede. “I confronti è più facile farli quando hai davanti un periodo di riflessione lunga. Quando vedi, dalla mattina alla sera, firmare un armistizio perché fino a un mese fa i 5 Stelle sono stati avversari in Parlamento e quando devi costruire un comune programma di governo con poco tempo capisci che non basterebbero neanche alcuni mesi. Coloro che sono impegnati in questo atto di coraggio devono avere la forza di farlo esclusivamente sui preminenti interessi del Paese. Abbiamo il dovere di basare tutto su impegni chiari e temi rilevanti che toccano la vita degli italiani: su lavoro, ambiente, scuola non si può nicchiare”.

Lavoro: reintroduzione articolo 18?  “Sono stato uno dei pochi del Partito Democratico che non ha votato la delega sul Jobs Act all’epoca. In quei giorni significava essere un reietto ed essere insultato. Ho sempre pensato, come molti elettori della sinistra italiana, che il mercato del lavoro avesse bisogno di una riforma, perché è cambiato completamente. Penso all’aumento del lavoro a cottimo per effetto delle nuove tecnologie, del digitale e alla relativa precarizzazione. Però non andava fatto in quel modo e in quel contesto storico. Le distanze tra noi e i 5 Stelle si sono divaricate. Il Movimento 5 Stelle ha fatto l’errore di approvare il Decreto Dignità, che aveva senso se si fosse fatta la riduzione sul cuneo fiscale. Invece Di Maio ha fatto il contrario. Il sistema italiano attuale ha una serie di provvedimenti figli di forzature fatte sia dal PD che dal Movimento 5 Stelle e tra queste l’abolizione dell’Articolo 18. Ora inutile dire delle cose che faremo se poi non sono concordate dai gruppi parlamentari. Il PD vuole ridurre in maniera drastica il costo fiscale del lavoro e i lavoratori italiani devono avere un salario in più all’anno: questa è la nostra sintesi. Ovviamente non possono pagarlo gli imprenditori perché non ci stanno più, e per farlo occorre abbassare le tasse sul lavoro. Dobbiamo sforzarci di fare, nei primissimi mesi della vita del nuovo governo, un patto sul lavoro tra sindacati e imprese, che riguardi tutti, e credo che ci siano tutte le condizioni. Anche per i profondi sconvolgimenti che sono arrivati attraverso le innovazioni tecnologiche”.

Si può pensare di introdurre nelle scuole una vera alfabetizzazione informatica? “Il cosiddetto coding ossia la capacità di intervenire nel sistema, per me andrebbe fatto dalla prima elementare. Vorrei che ci fossero pesanti immissioni di coding: la società sarà tutta digitale, non come è stato per noi. Le nuove generazioni dovranno leggere gli algoritmi cosi come oggi leggono i testi in inglese, e per fare questo ci vogliono pesanti investimenti sulla Scuola. La scuola dovrà diventare la casa delle famiglie italiane. Lo abbiamo detto anche nella riunione fatta al PD: vogliamo una scuola aperta mattina, pomeriggio e sera, come gli ospedali, aperti h 24. Le scuole no. Se lei va in Cina, dove è andato mio figlio grande per imparare il cinese, si studia 4, 5, 6 ore al giorno poi si socializza, si fanno esperienze comuni, teatro, sport”.

Quanto incideranno, i presidenti leghisti nelle commissioni parlamentari? “Se sono scorretti possono creare problemi. Saranno giudicati dal lavoro che fanno. Un presidente di commissione, se diventa zelante, cioè chiede pareri sui provvedimenti, anche quelli ostruzionistici, decidendo di allungare i tempi quando c’è un Decreto Legge, rischia di non far convertire il Decreto Legge in Legge. Se decide di stralciare delle norme. Si potrebbero dimettere? E’ una valutazione politica che devono fare loro. E’ l’espressione di una maggioranza che è venuta meno. Sapendo che se fanno opposizione non possono mettere due giacche, due abiti nello stesso giorno. Fai l’arbitro e poi attività parlamentare dicendone di tutti i colori nei confronti della maggioranza. Ho sempre fiducia nella correttezza e nell’onestà delle persone. Sono diventati presidenti perché erano comunque in maggioranza. Ora sono all’opposizione: se restano presidenti per questo anno residuo, gli chiedo di essere corretti”.

 

L’addio di Calenda. “Mi dispiace. Mi dispiace molto perché era un iscritto del Partito Democratico perché penso che in questo momento ci sia bisogno di tutti. La cosa più facile da fare era dire: non ci assumiamo alcuna responsabilità, torniamo al voto. Zingaretti ha scelto con grande senso di responsabilità la strada più tortuosa. E glielo dice uno che ha sempre auspicato un dialogo coi 5 Stelle, e anche se non siamo andati d’accordo io e Calenda su questo. Il fatto stesso che si stia provando a costruire un governo a matrice progressista ha trasmesso serenità al paese: la fiducia degli investitori, lo spread che è crollato. Già questo se restasse per i prossimi 12 mesi, varrebbe miliardi di risparmio”.

 

Secondo Salvini siete diretti dall’estero. “Questa è una sciocchezza. Salvini non può pensare che quando gli investitori investono perché al governo c’è la Lega, sono lungimiranti. Quando decidono di scommettere su un altro schema, allora comandano questi oscuri burocrati: questi burocrati, poi, non hanno mai un nome. E’ la politica. La Lega, in Europa, è finito in un gruppo che vale il 10%, i sovranisti. Sono stati sconfitti in Europa, dopo aver vinto in Italia. E’ normale che vedano male gli antieuropeisti: è Salvini che fa l’antieuropeista. Il nostro obiettivo, in questa alleanza coi 5 Stelle, è rendere lealtà all’Europa: voglio un’Europa sociale, in Italia come in Europa. Salvini deve farsene una ragione. Le ragioni per cui questa possibile alleanza dà e riceve fiducia ai e dai mercati è tutta qui, per la lealtà all’Europa, non perché si obbedisca a qualcuno. In questo momento l’Italia ha bisogno di fiducia e di sana normalità. Basta con gli slogan”.

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