Il filosofo Massimo Cacciari, ex Sindaco di Venezia, è intervenuto ai microfoni de L’Italia s’è Desta condotta dal Direttore Gianluca Fabi, Matteo Torrioli e Daniel Moretti su Radio Cusano Campus, esprimendo il suo pensiero sull’attuale situazione della politica interna.

 

PD doveva comprendere la natura del Movimento anni fa. “Ho detto in tempi non sospetti che il Partito Democratico avrebbe dovuto comprendere la natura del Movimento 5 Stelle, comprenderne bene l’incompatibilità strategica, culturale, antropologica con Salvini e la Lega, e lavorare su questa differenza, su questa contraddizione con pazienza rivolgendosi all’elettorato 5 Stelle, non a Di Maio che non conta niente. Ma all’elettorato 5 Stelle, a chi vota i 5 Stelle, a quella metà dei votanti di Renzi di 5 anni fa, che sono passati ai 5 Stelle. E su quello lavorare, per convincerli assolutamente del carattere impraticabile della relazione con la Lega e preparare un’eventuale alternativa. Non è stato fatto nulla, di tutto ciò. A chi, come me, avanzava questo discorso è stato risposto in modo direi altrettanto villano e idiota, che i 5 Stelle e la Lega erano la stessa cosa”.

 

Lega scappa dalla finanziaria. “Si è arrivati al punto in cui era evidente si arrivasse, perché la crisi ha una genesi molto precisa. La Lega non ce la faceva a fare la manovra di bilancio che non contenesse nulla dei suoi obiettivi strategici: flat-tax, autonomia delle regioni. Salvini ha giustamente, dal suo punto di vista, tentato il blitzkrieg (tattica impiegata dall’esercito tedesco nel secondo conflitto mondiale, n.d.r.): prendiamo tutto e vediamo. E gli è andata male. A questo punto, improvvisamente, senza alcuna preparazione, senza alcun discorso, senza alcuna intesa, ecco che molti del PD, in testa Renzi, che era quello che diceva “Chi tocca i 5 Stelle muore”, dicono: facciamo il Governo, senza “se” e senza “ma”. Mettendo il povero Zingaretti, che aveva puntato tutto, sulla discontinuità, in una situazione di enorme difficoltà, che perdura”.

 

L’intesa andava preparata “Non ero contrario a una intesa, ma andava preparata culturalmente, politicamente, non è stato fatto nulla, di tutto ciò. Ed è evidente che questa intesa si presenta come la più volgare delle intese palazzinare, come il salvataggio di qualche posto da parlamentare, e nient’altro. Per forza, è inevitabile, che la gente la viva così, perché non è assolutamente stata preparata in modo diverso. In politica, prima di arrivare al Compromesso Storico, per usare dei paragoni che non stanno in piedi perché la classe politica di allora è imparagonabile rispetto a queste cialtronerie attuali, ci fu un dibattito di due anni nel  Partito Comunista e nella Democrazia Cristiana; c’erano i Moro, c’erano i Fanfani, c’erano gli Andreotti, che parlavano, discutevano, spiegavano alla gente perché occorresse una certa scelta piuttosto che un’altra. Non esisteva che dalla mattina alla sera andassero senza neanche consultare nessuno e dicessero: “Adesso, sapete, dopo aver fatto l’alleanza con Almirante adesso facciamo lo stesso con Berlinguer. Siamo al colmo di una malattia mortale della politica italiana, da sempre, che si chiama trasformismo. Questo limite non può essere superato”.

 

La posizione di Zingaretti. “Cosa doveva fare, Zingaretti? Zingaretti ha tutti contro da D’Alema, a Renzi passando per Rifondazione Comunista, l’Europa, poi la Chiesa; chi è, che non ha contro? Tutti spingono in quella direzione. Se passa il Conte-bis/Di Maio cioè cose inenarrabili, penso che Zingaretti in quel senso, un pensierino lo farà sulle sue eventuali dimissioni. Zingaretti fa quello che può, lo comprendo, lo compatisco, soffro con lui ma capisco benissimo che possano farcela alla fine a tenere. Lui ha cominciato dicendo chiaramente, onestamente: si va a votare”.

 

È possibile costruire un rapporto politico vero tra PD e 5 Stelle? “Può darsi, ma attraverso che cosa? Conte, che è l’uomo aperto e disponibile a tutto, con un bel sorriso, dice “Sono qua, chi mi vuole, chi mi ama?”. Questi sono la negazione delle tecniche della Politica. L’altro, Di Maio, avrebbe voluto distrattamente restare con il suo amico Salvini, è lì che neanche cita il Partito Democratico, non parla della trattativa con il PD: sono degli ignoti, con i quali sta parlando e coi quali dovrebbe fare il Governo”.

E’ abbastanza logorante che i 5 Stelle dicano: “La nostra pazienza ha un limite”! C’è una maggioranza ampia, del PD, che dice “Basta che se magna”. E poi ci sono anche delle posizioni serie, per carità.

 

Anche in caso di accordo poi ci sarebbe il voto sulla piattaforma Rosseau che potrebbe far saltare tutto. “Ma lasciate stare la pagliacciata della Piattaforma Rousseau. Gli fanno dire quello che vogliono: le domande le decidono loro, le risposte le selezionano loro. Di quale trasparenza parliamo? Quale attendibilità può avere un risultato del genere? Ma per carità di Dio!”.

 

Salvini era sicuro che il PD avrebbe chiesto il voto. “Salvini le ha sbagliate tutte soprattutto ha drammaticamente sbagliato nel fare marcia indietro perché si è sputtanato lui. Qualche volta anche gli avversari politici dovrebbero leggere quello che dico, perché dopo aver presentato la sfiducia a Conte si capiva come sarebbero andate le cose. E prevedevo, lo dissi il giorno dopo, che Salvini ritirasse la sfiducia”.

 

Il fattore Renzi. “Non è il fattore Renzi come tale. Devono rendersi conto che il Partito Democratico è un partito mai nato. Come ho predicato da 10 anni a questa parte, la devono far finita con il tentativo di tenere insieme delle persone che si odiano anche personalmente, oltre a non avere niente, culturalmente, in comune. Che Renzi faccia il suo Macron, il suo Macronino: che gli altri cerchino davvero di tenere, su una posizione socialdemocratica seria, responsabile. Poi faranno, insieme, il Centrosinistra. Il disegno iniziale del Pd è fallito nel momento delle dimissioni di Veltroni, è fallito lì: è inutile continuare in questa respirazione affannata bocca a bocca. Anche Zingaretti lo deve capire, e ripartire, in qualche modo”.

 

Emilia Romagna e fine del Pd. “Il grande rischio per il Pd si chiama Emilia Romagna. E’ lì, la battaglia campale, perché se vince la Lega in Emilia Romagna, il discorso della Sinistra italiana è chiuso per due generazioni”.

 

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