Spazio alla cronaca giudiziaria sulla prima pagina del Corriere di Roma, che titola: “Café de Paris, non era ‘ndrangheta”. Sentenza a Reggio Calabria. Lo storico locale torna dopo dieci anni ad Alvaro.

Come riporta il quotidiano, Il Cafè de Paris torna nella disponibilità di Vincenzo Alvaro, ufficialmente aiuto cuoco, in realtà, secondo i magistrati dell’antimafia, un boss della ‘ndrangheta della cosca Sinopoli, sottoposto a un (clamoroso) sequestro di beni nel 2009.

Dopo 10 anni è arrivata la svolta: la Corte d’appello di Reggio Calabria ha disposto la restituzione di 102 beni tra i quali il locale di via Veneto simbolo della “dolce vita” romana. Motivo: i giudici hanno riconosciuto l’insussistenza del cosiddetto “sistema Alvaro” — finalizzato, secondo i pm, al riciclaggio di beni — e il concetto di pericolosità dello stesso boss ne è uscito demolito.

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