“«Ambulanti, così li sposteremo»”. Il Corriere di Roma apre con un’intervista all’assessore capitolino, Carlo Cafarotti. Bancarelle, Cafarotti annuncia «la rivoluzione»: via subito da piazza Vittorio e Cola di Rienzo. Commercio, l’assessore del Campidoglio: «Il settore è cresciuto a dismisura e intanto i negozi chiudono, si deve cambiare».

A pagina 2: “Cafarotti:negozi in crisi, ci sono troppi ambulanti. E adesso li sposteremo”. Nel 2010 le bancarelle in città erano 1.830 oggisono 5.120. L’assessore: il settore è esploso, ecco come stiamo intervenendo Subito via da piazzaVittorio e Cola di Rienzo.

Dal 1° febbraio prossimo via le bancarelle da piazza Vittorio Emanuele II e da via Cola di Rienzo”, annuncia l’assessore Cafarotti

Sulle proteste dei venditori di ricordi spostati da luoghi come Fontana di Trevi o il Pantheon: “Ci sono due aspetti che vanno chiariti, il provvedimento non riguarda solo gli urtisti, ma tutta la categoria del commercio ambulante nelle piazze storiche”. Tanto è vero che fogli e dati alla mano l’assessore fa osservare come un buon numero di postazioni da via dei Crociferi o via della Stamperia, a piazza Mignanelli ed a piazza della Minerva siano già state “soppresse“, mentre “Il Municipio, come concordato, ha avviato il procedimento di revoca di altri. Quindi la prima questione è che il riordino non è relativo a una sola categoria, agli urtisti, ma a tutti”.

“I dati delle imprese del commercio ambulante iscritte alla Camera di Commercio – continua Cafarotti – dimostrano una crescita incredibile (secondo i dati già riportati) mentre dall’altro le saracinesche dei negozi chiudono. Se cerchiamo dunque la qualità, se dobbiamo riequilibrare il commercio in area pubblica con quello in sede fissa. Altrimenti si va a detrimento della qualità di tutto il commercio romano”.

C’è poi la necessità di tutelare il sito dell’Unesco: “Il piano del Campidoglio è assolutamente subordinato a questo aspetto – dice l’assessore alla Attività Produttive – tanto è vero che il Tavolo del Decoro è stato fra Comune e Ministero dei Beni Culturali. Non è un caso. È chiaro che come effetto collaterale, ha un impatto sociale, ma le priorità vanno ben tenute presenti”.

Sulla protesta degli urtisti: “Si è sentita ben forte le voce delle 100 famiglie coinvolte – aggiunge Carlo Cafarotti – ma c’è anche un altro interesse: quello dei quattro milioni di romani silenziosi , oltre ai turisti, che oggi finalmente vedono la Fontana o il colonnato del Pantheon liberi. Sul piatto della bilancia va quindi messo l’aspetto culturale di fruizione dei monumenti a parte l’interesse economico dei singoli”

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