“L’articolo pubblicato oggi dal quotidiano Il Messaggero dal titolo “Raggi, 26 variazioni di bilancio per annunci di opere mai fatte” sottotitolo “In tre anni e mezzo promessi interventi su strade decoro e trasporti. Ma i fondi sono sempre gli stessi. Soltanto nell’ultimo biennio sono stati congelati e rinviati investimenti per 880 milioni di euro” non risponde a verità sia per quanto riguarda l’impianto generale del pezzo che per le sue singole parti”.

Lo comunica il Campidoglio attraverso una nota.

 

“Per quanto concerne gli interventi relativi a lavori pubblici occorre precisare che: riguardo i 5 milioni di fondi giubilari per Piazza Venezia la consegna del cantiere avverrà a metà gennaio 2020, anche per evitare disagi al traffico durante le festività natalizie – prosegue la nota del Campidoglio -. I fondi sono stati correttamente stanziati e impegnati per il 2019; via Veneto: rifacimento effettuato nel 2018 con un intervento di 1.300 metri quadrati; via Portuense: rifacimento effettuato nel 2018 con un intervento di 10.900 mq + un altro effettuato nel 2019 di 8.439 mq; Corviale-via dei Sampieri Bando De.Si.Re: soldi stanziati e utilizzati. I lavori sono conclusi e si sta per affidare l’area al Dipartimento Tutela Ambientale. Solo metà di quanto incassato dalle multe è destinato alla manutenzione stradale: la legge in vigore prevede che i Comuni debbano effettivamente reinvestire il 50% dei proventi delle multe per migliorare la sicurezza stradale. I soldi devono essere spesi seguendo una ripartizione piuttosto rigida: almeno un quarto della quota deve essere destinata alla segnaletica stradale, mentre un altro 25% va al potenziamento delle attività di controllo e di accertamento delle violazioni in materia di circolazione della strada (acquisto di mezzi, attrezzature). Ció che resta può essere speso per finalità connesse al miglioramento della sicurezza stradale, per esempio la sistemazione del manto stradale, interventi per la sicurezza, manutenzione, etc.

 

Per la manutenzione delle metropolitane sono stati spostati al 2020  37.469.440,00 di euro su € 80.021.440 imputati al 2019 nel previsionale 2019-2021. Il primo stanziamento in fase di bilancio previsionale 2019-20121 seguiva il cronoprogramma di spesa. Questo spostamento in variazione fa sì che l’importo finale 2019 garantisca la presenza del 10% di anticipo del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti – MIT sull’importo totale di 425 milioni di euro, pari all’accertamento dei fondi ministeriali ad oggi. Questi fondi sono stati resi disponibili nell’annualità 2019 con la firma dell’accordo con il Ministero a gennaio 2019 (che ne ha definito la programmazione di spesa per il 10% del totale al 2019); il tutto sulla base di un DM del 2018 che ha ripartito il fondo per il finanziamento degli investimenti e lo sviluppo infrastrutturale del Paese per gli interventi per il trasporto rapido di massa. Non hanno nulla a che vedere con il 2015. Per quanto riguarda la Metro le modifiche effettuate con variazione dei fondi provenienti dalla Regione Lazio si sono rese necessarie per allinearsi ai quantitativi dei pagamenti stabiliti dalla Regione sulla base del suo Bilancio.

 

La cifra posta a bilancio per lo Stadio Flaminio riguarda un contenzioso col precedente concessionario. Non è quindi corretto sostenere che tale cifra sia riconducibile ad una mancanza di programmazione o che rappresenti una “promessa mancata”. È invece vero il contrario: a differenza delle precedenti amministrazioni, in questo caso Roma Capitale chiede i danni. Non solo: per lo Stadio Flaminio è imminente un’ulteriore bonifica e nel mese di novembre verrà valutato un primo progetto per la sua riqualificazione complessiva, unitamente a Istituto per il Credito Sportivo, Cassa Depositi e Prestiti  e Sapienza Università di Roma.

 

Sono già stati impegnati 6 milioni di euro provenienti dall’atto di mecenatismo della Fondazione TIM per il Mausoleo di Augusto. Al momento attuale sono in corso i lavori alle concamerazioni. Già nel 2018 si sono conclusi i lavori di restauro conservativo finanziati dalla pubblica amministrazione (Roma Capitale e Ministero per i Beni e le Attività Cultuirali – MiBACT) per un totale di 4 milioni di euro. Per il Teatro Valle, contrariamente a quanto si legge, il cofinanziamento tra Roma Capitale e il MiBACT ha stanziato in totale 3 milioni di euro. Sono 500mila euro i fondi messi in campo per la progettazione, divisi a metà tra i due enti pubblici e 2 milioni e 500 mila euro – anche qui divisi a metà tra i due enti pubblici – per i lavori. In questo momento si sta concludendo la gara per la progettazione. Per entrambe le opere si sta quindi procedendo.

 

L’articolo in questione scrive “26 variazioni”. L’unità temporale di gestione del bilancio è l’esercizio finanziario che inizia il primo gennaio e termina il 31 dicembre dello stesso anno, ai sensi dell’art. 162 del Tuel: sommare le variazioni di esercizi diversi non risponde alla legge e ai principi contabili che regolano la gestione del bilancio. Le variazioni per l’anno in corso sono tre.

L’articolo in questione scrive “Raggi e i suoi assessori hanno approvato 26 variazioni. Un caos in barba al mantra grillino della trasparenza”. L’art. 174 c. 4 del Tuel prescrive la pubblicazione nel sito internet dell’ente locale anche delle variazioni al bilancio di previsione.

 

L’articolo scrive “Il Testo unico degli enti locali dà ai sindaci due strumenti, nel corso dell’anno, per aggiustare le poste e affrontare le emergenze finanziarie: il rendiconto a giugno e l’assestamento a luglio, con i quali si rimodula l’avanzo su altre voci. Quindi la prassi vorrebbe soltanto due modifiche”. L’art. 175 del Tuel disciplina le variazioni di bilancio, non c’è alcuna prassi. La legge potenzia, in applicazione dei principi di armonizzazione, lo strumento della variazione: il testo dell’articolato si amplia in 15 commi e viene sancito l’utilizzo dello strumento, di norma entro il 30 novembre, anche sino al 31 dicembre di ciascun anno ( “fatte salve le seguenti variazioni…”). Il rendiconto di gestione è disciplinato dall’art. 227 del Tuel e come dice l’articolo, è “deliberato dall’organo consiliare dell’ente entro il 30 aprile – non a giugno come scrive il Messaggero – dell’anno successivo” e “con questo strumento avviene la dimostrazione dei risultati di gestione”. È quindi uno strumento di rendicontazione, non di variazione”, conclude il Campidoglio.

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