“Il perno del braccio meccanico per il carico dei rifiuti si rompe. E il braccio cede. E’ accaduto qualche giorno fa al centro di trasferenza rifiuti dell’Asm di Casa Penta. Ma era accaduto anche giorni prima. Ricapitolando: due guasti in un tempo brevissimo”. La denuncia è di Alberto Paolucci, Segretario della Uil di Rieti e della Sabina Romana, e Pierluigi Giacomelli, della Uil Trasporti Rieti e Sabina Romana.

“Questa volta il destino non è stato cinico – dicono Paolucci e Giacomelli – Infatti il tranciamento di questo particolare pezzo non ha causato vittime. Ma il braccio con la relativa pinza raggiungono un peso di alcune tonnellate e questa massa sarebbe potuta cadere a terra, seminando in quel caso morte. Accadono così gli incidenti sul lavoro. Ed è così che si spezzano vite e si distruggono famiglie”.

“Che qualcosa non va al centro di Casa Penta, e che deve essere immediatamente verificato dagli ispettori del lavoro, comincia a essere evidente – aggiungono Paolucci e Giacomelli – Troppi gli episodi che testimoniano quanto la sicurezza sul lavoro stia diventando un optional nell’impianto Asm. I lavoratori sono sempre più preoccupati perché oltre alla rottura del perno, il sistema di abbattimento delle polveri nelle zone di scarico dei rifiuti non funziona come dovrebbe. E spesso sono costretti a eseguire manovre di macchinari senza protezione alcuna, come l’apertura dei compattatori per lo scarico sul ciglio delle tramogge o la movimentazione delle botole sul tetto dei semirimorchi”.

“Tempo fa avevamo denunciato l’eccessivo logorio dei pneumatici dei mezzi pubblici reatini – ricordano i due esponenti della Uil – poi il ritardo nell’applicazione dello Smart working e il pasticcio delle ferie, nei giorni seguenti avevamo fatto notare al presidente Regnini che non era il caso di convocare riunioni all’aperto in periodo di distanziamento sociale. Se è vero che tre indizi fanno una prova, comincia a essere chiaro che il Presidente ha perso lo smalto dei giorni migliori e che forse dovrebbe passare la mano”.

“Ma torniamo alla rottura del perno – concludono Paolucci e Giacomelli – Scarsa manutenzione? Utilizzo di ricambi non originalI e privi di certificazione? I dubbi si addensano e sono inquietanti, le risposte però devono essere certe e puntuali, perché la salute e la sicurezza dei lavoratori viene prima di tutto. Ed è per questo che chiediamo alla Procura della Repubblica di verificare se nel centro di Casa Penta tutte le misure per proteggere i lavoratori dagli infortuni siano rispettate. E in caso contrario di prendere le necessarie e doverose contromisure. Soltanto ieri un uomo è morto in un cantiere di Cattolica, altri due vite spezzate ci sono state nei cantieri di Ragusa. Ripartite dopo l’emergenza sanitaria non deve tornare significare che di lavoro si può morire”.

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