All’Ospedale Sant’Andrea attività straordinarie (già svolte) non pagate ai lavoratori in prima linea per l’emergenza Covid. Fp Cgil Roma e Lazio, Cisl Fp Roma Capitale Rieti e Uil Fpl Roma e Lazio denunciano un nuovo caso di comportamento ai danni degli operatori della sanità laziale.

“Un paradosso inaccettabile per i dipendenti e professionisti del Sant’Andrea, che da oltre un anno fronteggiano l’emergenza sanitaria”, attaccano Massimiliano De Luca, Giovanni Fusco e Igino Rocchi, responsabili territoriali delle federazioni di categoria.

“E’ inaudito negare il diritto alla giusta retribuzione a lavoratori che hanno pagato e stanno pagando un prezzo altissimo anche in termini di vite umane. Il grande impegno di queste persone rischia di tradursi in una punizione, visto che l’azienda rifiuta di versare i saldi 2020 del lavoro straordinario reso obbligatorio dalla crisi Covid e dalla carenza di personale causata da 10 anni di turnover fermo. E come se non bastasse i fondi contrattuali non sono stati riparametrati come sarebbe dovuto accadere. Non avremmo mai pensato possibile questo trattamento verso chi si sta facendo carico dell’emergenza e della campagna vaccinale”.

“Pretendiamo che ai lavoratori sia dato quanto dovuto e quanto chiesto a livello di sacrificio umano e professionale. Se infatti, in parte, si sono concretizzati i percorsi di internalizzazione del personale, questo non ha comportato l’adeguamento dei fondi contrattuali aziendali che permettono di retribuite gli straordinari e le indennità previste anche durante la pandemia: si tratta di una cifra che sfiora il milione di euro”, rincarano i sindacalisti. “L’azienda non può nascondersi dietro presunte difficoltà di bilancio e deve provvedere immediatamente a risolvere l’impasse. Così come la Regione Lazio non può tacere: deve intervenire subito mettendo le risorse necessarie per consentire di pagare le prestazioni richieste e gli obblighi contrattuali. E deve adeguare gli stanziamenti rispetto ai lavoratori effettivamente in servizio”.

“Qui stiamo parlando di lavoratori in carne ed ossa e delle loro famiglie, gli stessi lavoratori a cui la comunità ha fatto appello per la tutela della salute e la sicurezza di tutti. Ora stanno chiedendo quanto spetta loro, nulla di più. E’ profondamente ingiusto che questo venga negato”, proseguono De Luca, Fusco e Rocchi. “E poi c’è la questione dei lavoratori assunti con contratto precario, necessari a coprire – solo in parte – le carenze di organico. Vanno prorogati e devono essere assicurati loro tutti i percorsi possibili previsti dalle norme per arrivare alla stabilizzazione. Così come bisogna attivare le procedure assunzionali per reclutare il personale che manca”.

“Noi non staremo fermi”, concludono i responsabili sindacali. “Se non avremo risposte da azienda e Regione, siamo pronti a dichiarare lo stato di agitazione e il blocco degli straordinari”.

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