La Fondazione Santa Lucia resta ferma nella propria decisione di richiedere indietro ai lavoratori, attraverso trattenute dalla prossima busta paga, l’indennità di vacanza contrattuale erogata dal 2018 come premio per l’alta specialità.

“L’assemblea dei lavoratori rispedisce al mittente la proposta dell’amministrazione di recuperare le somme in maniera più graduale, con un ‘piccolo sconto’ di 500 euro legato alla eventuale chiusura dell’accordo contrattuale con la Regione Lazio, che, ricordiamo, non viene sottoscritto da 4 anni”, dichiarano Giancarlo Cenciarelli, Roberto Chierchia e Sandro Bernardini, segretari generali di Fp Cgil Roma Lazio, Cisl Fp Lazio, Uil Fpl Roma Lazio.

Dal mese di novembre verrà riconosciuto l’aumento previsto dal CCNL, di media 140 euro, ma verrà interamente trattenuto come recupero dell’indennità, erogata a circa 40 euro al mese. “La Fondazione ha scelto di trattare i propri dipendenti alla stregua di creditori. Mediamente il debito si estinguerà a luglio dell’anno prossimo: prima di allora non si vedranno gli effetti economici del rinnovo contrattuale”, aggiungono Cenciarelli, Chierchia e Bernardini.

“Richiedere indietro, come se fosse un prestito, un riconoscimento economico nel periodo di vacanza contrattuale, che non ha certo compensato l’aumento progressivo che ci sarebbe stato se il CCNL sanità privata fosse stato rinnovato con regolarità, è segno del peggior atteggiamento padronale, che nemmeno l’epidemia Covid riesce a scalfire. Rendendo ancora più evidente la mancanza di rispetto verso chi ogni giorno tiene in piedi un asse fondamentale dei servizi sanitari regionali, quella affidata alle strutture in accreditamento”, proseguono i segretari generali.

“Il contributo richiesto agli operatori sanitari, indipendentemente dalla natura del loro contratto, è inimmaginabile, e nessuno si sta tirando indietro, per quanto le condizioni di lavoro si siano aggravate, nelle strutture accreditate non vi sia sempre totale rispetto delle misure di sicurezza e degli standard, gli organici siano all’osso e, addirittura ci si sia permessi di mettere in FIS , in piena carenza di personale sanitario, le professionalità impiegate nelle prestazioni a pagamento ferme per l’emergenza”.

Il confronto non è servito a far cambiare idea al Santa Lucia che continua a chiedere il massimo sacrificio ai lavoratori, paventando anche il blocco delle ferie nel tentativo maldestro di nascondere dietro l’alibi dell’emergenza pandemica la volontà di non assumere e di non organizzare le sostituzioni per tempo per garantire il giusto riposo psicofisico agli operatori. Il clima si sta irrigidendo ogni giorno di più, tra minacce velate, proposte individuali di rateizzazione del credito e comunicazioni interne che scaricano le colpe sull’assemblea dei lavoratori”, rincarano Cenciarelli, Chierchia e Bernardini.

“La misura è colma: i lavoratori e le lavoratrici, già in stato di agitazione, faranno sentire tutto il loro dissenso con iniziative di protesta che verranno definite già in questi giorni. Non certo per rallentare i servizi, ma come sacrosanto strumento di lotta per ottenere il blocco dei recuperi e un’adeguata organizzazione del lavoro, che non acuisca i disagi
ma tuteli maggiormente anche la giusta assistenza dovuta ai pazienti senza dover sottoporre a ulteriore pericoloso stress i lavoratori in nome del profitto.
Attiveremo da subito con i nostri legali le dovute azioni di tutela, coinvolgendo anche gli organi competenti. Se sarà necessario siamo pronti ad arrivare allo sciopero per far sentire la voce di questi professionisti, che chiedono solo rispetto e valorizzazione del proprio lavoro”, concludono.

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