Francesca è una commessa che per il solo fatto di aver chiesto a una cliente l’utilizzo della mascherina si è sentita rispondere: “Che tu possa finire intubata insieme ai tuoi figli”. E’ solo l’ultima delle migliaia di segnalazioni che riceviamo tutti i giorni, al sindacato o attraverso i social network.

“L’episodio successo a Fabriano qualche giorno fa – dichiara Francesco Iacovone, del Cobas nazionale – dove il cassiere del supermercato ha chiesto a un cliente di indossare la mascherina correttamente e solo per questo è nata una colluttazione che ha mandato il commesso all’ospedale con 30 giorni di prognosi, è solo la punta di un pericoloso iceberg. Già a Livorno un commesso della Coop aveva ricevuto un pugno per lo stesso motivo, subendo la frattura del setto nasale”.

“Il diffuso non rispetto di questa elementare norma sanitaria all’interno dei luoghi del commercio– prosegue il rappresentante sindacale – rappresenta un problema di salute pubblica al quale spesso si somma un problema di ordine pubblico per l’arroganza e la violenza dei negazionisti del covid. E a farne le spese sono i sempre i commessi, esposti per tante ore in ambienti chiusi al pericolo di contagio e alla reale possibilità di essere aggrediti se chiedono il rispetto della norma contenuta nel Dpcm”.

“E’ ora di dire basta. La dirigenza dei negozi e dei supermercati deve attuare protocolli capaci di mettere al riparo i lavoratori dal pericolo del contagio e, allo stesso tempo, dalle sempre più ricorrenti ingiurie e aggressioni fisiche subite da parte di questi balordi e dai loro deliri negazionisti. Anche le istituzioni facessero la propria parte intervenendo duramente contro chi trasgredisce le regole sanitarie da loro stesse emanate”, conclude Iacovone.

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