Riparte anche nel Lazio la mobilitazione delle lavoratrici e dei lavoratori delle Rsa indetta da Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl per rivendicare l’apertura del tavolo negoziale con le associazioni datoriali Aiop ed Aris e giungere alla definizione del contratto collettivo nazionale del personale che opera nelle Residenze Sanitarie Assistenziali (Rsa).

“Dopo due anni di attesa, innumerevoli richieste e presunti impegni che non si sono mai concretizzati – dichiarano Giancarlo Cenciarelli, Roberto Chierchia e Sandro Bernardini, segretari generali di categoria Fp Cgil Roma e Lazio, Cisl Fp Lazio, Uil Fpl Roma e Lazio è ora che Aris (Associazione Religiosa Istituti Socio Sanitari) e Aiop (Associazione Italiana Ospedalità Privata) riconoscano il diritto delle lavoratrici e dei lavoratori delle RSA alla definizione di un contratto nazionale di lavoro atteso da oltre 14 anni”.

Un contratto, proseguono, “che riconosca diritti e professionalità in linea con gli standard salariali e normativi ampliamente recepiti per il personale che opera nelle strutture che applicano il contratto della sanità privata da noi sottoscritto nel 2020 con queste stesse associazioni datoriali. Tale urgenza è divenuta un imperativo morale durante l’emergenza sanitaria che il nostro paese sta tuttora vivendo, emergenza nella quale il personale che lavora in queste strutture non si è mai sottratto allo sforzo di curare e tutelare gli ospiti, continuando a lavorare in modo instancabile e dando un prezioso e fondamentale contributo”.

Nelle prossime settimane Cgil FP Roma e Lazio, Cisl FP Lazio e Uil FPL Roma e Lazio indiranno le assemblee in tutte le strutture per condividere con le lavoratrici ed i lavoratori le azioni di mobilitazione: la protesta partirà con presidi davanti alle strutture, davanti alle istituzioni e sotto le sedi delle associazioni datoriali. “È una battaglia difficile – concludono i Segretari Generali – siamo tutti profondamente consapevoli della stanchezza e della rabbia delle lavoratrici e lavoratori, ma siamo anche convinti del fatto che solo la mobilitazione può, in questo momento, portare all’apertura del tavolo e a riconoscere dopo un decennio di immobilismo i diritti, la dignità e il salario che questi lavoratori meritano ed esigono

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