“Assordante il silenzio della sindaca Virginia Raggi sulla comprensibile apprensione dei lavoratori Ama e sulle ineccepibili richieste delle rappresentanze aziendali“. A due giorni dall’appello lanciato alla sindaca Raggi, la Cgil di Roma e del Lazio e la Fp Cgil Roma e Lazio, chiamano in causa la Regione Lazio “affinché intervenga a tutela dei lavoratori di Ama e dei servizi che offrono, quindi della salute pubblica”.

“Si continua a tentennare, non c’è un piano sui servizi essenziali, ad esempio legato alla riduzione dei servizi di trasporto pubblico. Bisogna rallentare le attività, garantire servizi minimi, spingere l’acceleratore sul lavoro agile per ridurre il rischio di contagi. Non sono stati nemmeno chiusi gli uffici non indispensabili né si è voluto raggiungere un accordo sulle gestione del personale. Per citare l’esempio più paradossale, i Cimiteri Capitolini sono ancora aperti al pubblico nonostante la loro frequentazione sia chiaramente vietata dal Dpcm dell’11 marzo”.

“Va applicato il protocollo sottoscritto oggi tra governo e organizzazioni sindacali. Non abbiamo ricevuto i dati sullo smartworking né è chiaro come e a chi venga concesso. Non esiste un piano di sanificazione di tutti i mezzi aziendali e degli ambienti di lavoro. Ci risultano interventi, peraltro molto tardivi, ma non viene data una road map. Non ci sono protocolli e assistiamo increduli a scene di quotidiana irresponsabilità con mezzi leggeri occupati da tre operai o pulmini aziendali impiegati a pieno carico come se fossimo in una fase ordinaria. Gli operai lavorano nell’incertezza subendo per giunta l’incomprensibile punizione della chiusura delle docce. In Ama é il caos. Lo ripetiamo.

“Siamo sbalorditi da questa sciatteria e iniziamo a credere di essere i soli a voler difendere la tenuta dei servizi nella Capitale d’Italia”, concludono i sindacati.

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