“L’ingresso della Finlandia e della Svezia non cambierà molto lo scenario (nella Nato ndr.) Sono Paesi occidentali, e hanno una storia di appartenenza all’Europa. Tra l’altro nei Paesi Baltici che sono già nella Nato, l’esercito italiano e altri europei sono già presenti da prima dell’emergenza ucraina. Inoltre, chiunque abbia la possibilità di frequentare cittadini dei Paesi Baltici percepisce un timore nei confronti della Russia. E questo fa capire che effettivamente è una decisione da prendere”. Ai microfoni di iNews24, l’analisi dell’europarlamentare Marco Campomenosi (Lega) sull’ingresso di Svezia e Finlandia nella Nato, la crisi del grano e dell’energia aggravate dalla guerra in Ucraina.

 

“Salvini e la Lega, è chiaro, auspicano un percorso che vada verso la pace nel più breve tempo possibile. Purtroppo non è semplice e in molti, anche a Bruxelles, la vedono difficile”, continua.

“Putin ha commesso molti errori in questa situazione. È facile per me dirlo, perché faccio parte di coloro che in Lega non sono mai stati affascinati da lui. Tra gli sbagli c’è anche quello di aver provocato delle sanzioni molto dure nei suoi confronti che stanno facendo molto male all’economia russa. È ovvio che ci saranno contro-sanzioni ed è chiaro che se avessimo avuto l’Eastmed, oggi il fabbisogno di gas in Italia non sarebbe un problema urgente. A volte mi chiedo però, se i nostri partner, Usa e Gran Bretagna, si rendano conto di quanto questo conflitto sarà costoso economicamente e socialmente per l’Europa”, aggiunge Campomenosi.

“Dobbiamo andare avanti con le sanzioni e le sosteniamo senza problemi. Stanno funzionando. Ma devono essere accompagnate da un coordinamento e un sostegno alle imprese e alle famiglie che saranno sempre più colpite”.

Sulla crisi energetica, l’europarlamentare della Lega afferma: “In inverno rischiano di mancare i rifornimenti di energia. Se le sanzioni arriveranno al gas, all’Italia mancherà una decina di miliardi di metri cubi. Per questo Draghi si è recato in Africa e anche negli Usa per il gas naturale liquefatto. È chiaro che per poter utilizzare il gol servono investimenti per le infrastrutture che non potranno funzionare da subito, ci costerà molto. Per non parlare dell’impatto Co2. Sarà necessario che Ue e i governi nazionali adottino contromisure per non rischiare di avere meno sostegno da parte di imprese e cittadini sulle sanzioni contro la Russia”. 

Sulla crisi del grano invece, dice: “La Commissione europea ha emesso un provvedimento che dovremo votare questa settimana a Bruxelles, per facilitare l’arrivo in Europa delle importazioni ucraine e probabilmente ripartirà anche l’export di questi prodotti agricoli. Non è detto che avverrà nelle quantità auspicabili, forse ci vorrà del tempo. Contemporaneamente è possibile che possano andare avanti negoziati di cui si parla da anni come quelli con l’Australia e la Nuova Zelanda, ma anche in questo caso è necessario del tempo. E attenzione: non vorremmo che, nell’urgenza di approvvigionamenti per il nostro mercato, l’Europa negozi accordi commerciali senza tener contro degli standard di qualità che le nostre imprese sono obbligate a rispettare. Nella folle corsa dubbiamo mantenere gli standard più alti possibili, sia che si tratti dell’Ucraina sia di altri Paesi”.

Campomenosi immagina un nuovo scenario mondiale dopo la guerra in Ucraina: “Al di là della geografia dell’Ucraina, secondo me la globalizzazione cambierà. Cambierà in primo luogo il trentennio merkeliano in cui l’Europa ha cercato materie prime a basso costo in giro per il mondo senza considerare chi fosse l’interlocutore. Prima di questo conflitto, quando in Commissione Commercio internazionale ponevo l’accento sull’accorciare le catene del valore per avere un continente che producesse più vicino e senza dipendere da soggetti lontani da voi, venivo visto come un protezionista. Ora la verità è che ci siamo accorti che la dipendenza dalla Russia è stata nefasta e non vorrei che con le scelte politiche del Green deal incrementassimo la dipendenza da un’altra realtà: la Cina. Si tratta di un tema su cui anche i governi devono comprendere bene come attuare in maniera equilibrata le normative europee sul Green deal: l’obiettivo deve essere non creare ulteriori costi che le aziende non possono permettersi. Dobbiamo riuscire a creare lavoro in Europa, altrimenti andremo verso problemi e danni sociali gravissimi”.

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