“Nuovi insegnanti fissi per 5 anni”. Apre così la sua edizione odierna Il Sole 24 Ore. Decreto scuola al Senato. Per i neoassunti arriva l’obbligo di restare nello stesso istituto. La sottosegretaria Azzolina (M5S): serve nuova laurea abilitante per diventare docente.

Stretta sui cambi repentini e continui di cattedra – si legge nella prima pagina del quotidiano economico -. Il decreto scuola che è atteso in aula al Senato nei prossimi giorni per il via libera definitivo introduce un vincolo di 5 anni nella stessa scuola per tutti i prof neo-assunti a partire dall’anno scolastico 2019/2020. L’obiettivo è fermare la girandola di docenti che quest’anno ha visto quasi il 15% del corpo docente cambiare sede di servizio. Intanto la sottosegretaria all’Istruzione, Lucia Azzolina (M5S), propone una nuova laurea abilitante per gli insegnanti.

A pagina 2: “Neo-docenti mobili solo dopo 5 anni”. Il decreto scuola al Senato. Il testo prova ad arginare i cambi di sede: nel 2019-20 si è spostato il 15% degli insegnanti.

Sempre a pagina 2 l’intervista e Lucia Azzolina (M5S), sottosegretaria all’Istruzione: “Penso a una laurea triennale per imparare i fondamenti della disciplina A cui aggiungere una laurea specialistica abilitante per chi decide di insegnare. Perché non si può decidere di fare l’insegnante da giovane come accade per altre professioni? Per me è inconcepibile iniziare a farlo a 50 anni. Ma serve un percorso certo per arrivarci. Di che triennale si tratta? Di una laurea disciplinare uguale per tutti. Ad esempio, se voglio fare l’insegnante di matematica comincio a prendere una laurea triennale standard come la prendono anche gli studenti che non vogliono insegnare. E poi nella specialistica? Nella specialistica abilitante non si continua a studiare la disciplina, ma come la disciplina va insegnata. Perché puoi anche avere delle conoscenze disciplinari ottime ma poi devi essere in grado di trasmetterle agli studenti. Sarebbe a numero chiuso? Si. Me la immagino collegata alle esigenze di programmazione: quanti insegnanti andranno in pensione, quanti ne servono, dove. Con una visione di lungo periodo. Per non ripetere l’errore fatto in passato di non guardare a quanti insegnanti sarebbero serviti da lì a 20 anni e in quali materie (…)”.

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