“Scuole non connesse, proteste”, titola in prima pagina il Corriere di Roma. Didattica a distanza in difficoltà in moltissimi istituti. «Implementare la banda larga». La Fase 3. Il premier dagli alunni a Tor Bella Monaca, intanto sit-in dei genitori nella media dove va suo figlio.

A pagina 2: “Scuole poco connesse, internet a singhiozzo. Lezioni online, è già crisi”. La rete non regge quando molti docenti devono collegarsi con gli studenti a casa. Centocelle: bimbo positivo, asilo chiuso. Dopo Monterotondo, primo caso a Roma. Doppio «format». Sono diversi gli istituti superiori in cui i prof hanno sia classi in presenza, sia in remoto.

Nelle superiori – si legge nell’articolo a firma di Erica Dellapasqua – un nuovo fronte di protesta e denuncia, legato alla didattica a distanza, riguarda la connessione internet. Perché gli insegnanti, questa volta, possono e anzi devono collegarsi dalle sedi degli istituti, che però spesso sono sguarnite. “Molte scuole – denuncia allora il Coordinamento dei presidenti dei consigli di istituto di Roma e del Lazio – stanno adottando la didattica digitale integrata in modalità “sincrona”, contemporanea: pertanto nel suo orario giornaliero un docente può avere una classe in presenza e una in remoto, con la necessità di connettersi con gli studenti dalla scuola. I collegamenti però non sono adeguati a supportare il flusso di alcune centinaia di connessioni contemporanee e, salvo qualche rara eccezione, bisogna implementare la banda passando alla fibra ottica sincrona. Il ministero dell’Istruzione ci ha pensato con una seria programmazione in tal senso prevedendo magari l’intervento a carico dell’ente locale? Assolutamente no. Si poteva organizzare tutto sin dal mese di aprile”.

“Una lacuna purtroppo scontata e prevedibile – dice Cristina Costarelli, preside del Newton e vicepresidente dell’Associazione nazionale presidi Lazio – che non dipende solo dalle scuole, ma anche dalle connessioni nelle abitazioni”.

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