“Effetto Covid, chiuse 400 aziende”, è l’apertura del Corriere di Roma. Studio di Infocamere sull’artigianato da gennaio a marzo scorsi. «Peggio da settembre». Male fabbri e falegnami, reggono edilizia e centri estetici. I gestori di pullman turistici:«Ztl, permessi da prorogare».

A pagina 2: “Artigianato, trimestre nero: meno 400 aziende Male fabbri e falegnami”. Ricerca Infocamere sui tre mesi gennaio-marzo. Prime chiusure pure per alimentari e sartorie.

Confartigianato: “Parrucchieri e centri estetici si sono ripresi, stesso fatturato dell’anno precedente”.

“La situazione dell’artigianato romano dopo il Covid è estremamente preoccupante”, le parole del presidente di Confartigianato Andrea Rotondo.
In un solo trimestre sono sparite 413 aziende, e “molto peggio prevediamo che saranno i dati di settembre – dice Rotondo -. L’artigianato romano si sta impoverendo, e non tanto per la riduzione del numero delle imprese ma soprattutto per la percezione che essere ‘artigiano’ non procura nessun vantaggio a differenza di quanto stabilisce l’articolo 45 della Costituzione, ‘La legge provvede alla tutela e allo sviluppo dell’artigianato’. Analizzando la situazione vediamo come i parrucchieri e i centri estetici sono quelli che si sono ripresi più rapidamente dopo il Covid, e a maggio in due settimane hanno fatto lo stesso fatturato di tutto il mese di maggio dell’anno precedente. L’edilizia può contare su un futuro meno nero grazie al bonus del 110% per le ristrutturazioni? Potrebbe essere il vero valore aggiunto per far ripartire il settore, con l’impiantistica e la sostituzione delle caldaie.

“Maggiori preoccupazioni nell’alimentare? Noi chiediamo – dice il presidente di Confartigianato – che il Comune tratti anche il settore alimentare artigianale come ha trattato la ristorazione, permettendo la possibilità di avere dei tavoli all’aperto. È ora di superare le limitazioni nella zona Unesco: la delibera del 17 aprile 2018, fatta per frenare il degrado, si sta mostrando in questo momento storico limitante”. Se poi si raffrontano i dati di oggi con quelli di otto anni fa, aggiunge Rotondo, “il quadro risulta ancor più preoccupante”.

Rotondo propone la sua ricetta anti-crisi: “Sostegno alla domanda interna. Finora mai al centro del modello di crescita perché si è puntato alla competitività sui mercati esteri”.

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