Roberto Morassut, deputato del PD e sottosegretario all’Ambiente, è intervenuto ai microfoni della trasmissione “L’Italia s’è desta”, condotta dal direttore Gianluca Fabi, Matteo Torrioli e Daniel Moretti su Radio Cusano Campus.

 

Sulle prossime elezioni comunali a Roma. “Purtroppo il cielo sotto Roma è politicamente confuso per molte ragioni –ha affermato Morassut-. Esiste una crisi sistemica della capitale, talmente enorme è la responsabilità di un sindaco e talmente incerte sono le risorse, che la prudenza ha orientato gli atteggiamenti di tante persone di tutti gli schieramenti politici. Nel centrosinistra ci sono state figure molto importanti che si sono fatte avanti, adesso si tratta di stringere almeno per quanto riguarda la mia parte politica. Sulla Raggi un po’ di discussione nel M5S c’è stato, il centrodestra tituba, quindi è una situazione generale. Ora bisogna prendere il toro per le corna e affrontare il problema dell’ordinamento, perché con questo sistema non si governa una città come Roma. Teoricamente una candidatura che possa far convergere centrosinistra e M5S almeno nel secondo turno sarebbe importante. Nella specifica situazione abbiamo la candidatura della Raggi, rispetto alla quale, non per pregiudizi personali o chiusure ideologiche, il PD non può accedere facilmente ad un accordo. Noi abbiamo fortemente criticato questa amministrazione e questo giudizio non è cambiato. Inoltre mi pare che anche tra i cittadini romani vi sia un giudizio molto negativo su questa amministrazione. Il PD deve mettere in atto una proposta che scavalchi anche le logiche politiche, l’elettorato è molto mobile e valuterà chi metterà in campo proposte efficaci. Roma è una città che ti mangia, ti dà tanto ma ti mangia, perché è un popolo esigente, variegato, che si innalza e si abbassa rapidamente, quindi è una sfida che fa veramente tremare i polsi. La persona che dovrà affrontare questa sfida, dovrà avere a fianco una grande squadra, ci si deve fare tutti un po’ rotondi, a Roma si vince se ci si unisce. Per fare questo ci si deve anche ridimensionare, accettare alleanze, cucire. Se facciamo a gara a chi è più bravo, se diventa una sorta di XFactor non si va da nessuna parte”.

 

Su Calenda. “E’ una personalità della politica italiana di assoluto rilievo, non ho pregiudizi. Il problema qui è costruire una rete, dare un’anima al programma e cucire una coalizione innovativa. Penso che il Pd debba fare una lista senza il suo simbolo, non perché se ne debba vergognare, ma perché a Roma serve costruire una cosa diversa, una lista di democratici che allarghi anche un po’ le maglie, serve qualcosa che crei un cambiamento e sia anche una sfida al M5S, sfida in senso positivo. Costruire un accordo diventa più difficile, però la politica può trovare risorse nel merito. Resta il fatto che la candidatura della Raggi è ostativa ad un discorso unitario. Nella politica è importante la coerenza, se tu dici per 5 anni che l’amministrazione ha fatto male poi non puoi tornare sui tuoi passi inventandoti una scusa”.

 

Sulla possibile candidatura di Massimo Giletti per il centrodestra. “Personalmente Giletti non lo conosco quindi non posso dare un giudizio sulla persona, è un bravissimo professionista. Non sarebbe la prima volta che la politica si affida ad un personaggio del piccolo schermo. Si è occupato anche di temi sociali. L’importante è che in campo ci siano persone determinate che sappiano che fare il sindaco di Roma non è un trampolino, è quasi un apostolato, deve essere interpretata come una specie di missione”.

 

Sulla situazione della città. “La giunta Marino è durata poco quindi la escludo, ma le giunte Alemanno e Raggi hanno accelerato un processo di degenerazione. Però ci sono stati anche delle cose positive, Roma è una città in movimento, con varie anime. Guardate anche quanti artisti musicali sono venuti fuori dalla periferia romana. Ad esempio ho letto un’intervista di Achille Lauro che mi ha colpito molto, ha detto cose sulle periferie che mi piacerebbe sentire da un politico”.

 

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