“Più pragmatismo, meno libri dei sogni. Studi di livello internazionale stimano che la produzione potenziale di eolico offshore sarà proporzionalmente molto inferiore rispetto all’obiettivo dei 60 Gw che l’Ue, da sola, intende raggiungere entro il 2030. Sorge spontaneo chiedersi dove Bruxelles pensa di trovare gli 800 miliardi di investimenti che la Commissione vorrebbe mobilitare entro il 2050. Non bisogna sottovalutare i problemi di coesistenza con altre attività marittime, quali pesca e navigazione, né minimizzare problemi legati a costi di manutenzione in mare aperto e usura che gli urti delle onde e salinità delle acque inevitabilmente causano a impianti eolici offshore. Le rinnovabili possono essere il futuro ed è giusto promuoverle, ma una transizione energetica indolore ha bisogno soprattutto di fonti programmabili: le intenzioni sono buone, ma spesso si infrangono con la gelida realtà”.
Così Paolo Borchia, europarlamentare della Lega, coordinatore Id in commissione Itre, nel suo intervento durante la sessione plenaria.

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