“L’errore macroscopico che si sta commettendo è guardare con le lenti della campagna elettorale la riqualificazione dell’ex area industriale dello zuccherificio, dimenticando almeno alcuni punti che invece dovrebbero essere chiari a tutti: il sito ha un proprietario, l’intera area è stata bonificata e, da più di quarant’anni, nessuno è stato in grado di dare un futuro alla zona ormai dismessa”. Lo dice Alberto Paolucci, Segretario della Uil di Rieti e della Sabina romana.

“Sarebbe un esercizio ozioso ripercorrere le tappe delle occasioni passate – prosegue il sindacalista – dei progetti a suo tempo bocciati e oggi quasi magicamente rivalutati, come ozioso è denunciare il declino della città per poi opporsi a un progetto che può essere sistemato nelle sedi competenti. Tutto questo sembra denotare un problema strutturale che attiene alla fragilità della classe politica reatina. E’ un po’ come indicare la luna e poi guardare il dito. L’impressione, al di là della grancassa della campagna elettorale, è che nessuno abbia le idee chiare su come trasformare un luogo che nel frattempo sta letteralmente cadendo a pezzi e che, peggio ancora, nessuno in questi anni è stato in grado di imporre come indirizzo amministrativo una necessaria riqualificazione dell’area industriale”.

“Si parla da così tanto tempo della rigenerazione dell’ex zuccherificio – prosegue Paolucci – che questo termine sembra ormai quasi svuotato di significato, mentre più che concreto è il rischio che in città si continui a giocare a un interminabile gioco dell’oca che riporta le lancette del tempo a cinquant’anni fa”.

“Siamo sempre stati favorevoli alla prospettiva che un luogo così simbolico per la città e l’intera provincia torni a vivere – conclude Paolucci – che lo faccia offrendo opportunità di lavoro di qualità, che rispetti la memoria del passato, che sappia coniugare interesse privato e pubblico, ad esempio attraverso la realizzazione di un auditorium che a Rieti non esiste. Ma per far questo bisogna avere il coraggio di scegliere, smettendo ovviamente di giocare a nascondino”. 

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