“Da tempo il settore della ristorazione lamenta e denuncia una scoordinata evoluzione della legislazione di riferimento che produce, inevitabilmente, concorrenza sleale tra gli operatori, strisciante dequalificazione, confusione commerciale, rischi per i consumatori, devianze e patologie (malattie cibo- correlate e alcol-correlate, mala movida, economia illegale).

Emblematica al riguardo la recente sentenza del Consiglio di Stato che, disattendendo pronunciamenti dei Tribunali Amministrativi Regionali e Risoluzioni del MISE, ha derubricato la differenza tra le attività di “Somministrazione di Alimenti e Bevande” e quelle di “Consumo Immediato” effettuate da esercizi artigiani e di vicinato alla semplice presenza o assenza dei camerieri, svalutando e banalizzando così i valori della Ristorazione nel suo complesso e amplificando i rischi di contenzioso che proprio a Roma stanno toccando livelli di guardia”.

Questi sono i passaggi più importanti contenuti nel manifesto/appello che il Commissario di Fipe Roma, Giancarlo Deidda ha trasmesso con una lettera alla Sindaca di Roma, Virginia Raggi.

Questa situazione – prosegue la missiva – ha suggerito di promuovere un manifesto/appello (già sottoscritto da migliaia di ristoranti e bar, importanti chef patron e, persino, consumatori) per denunciare i rischi che questa deriva normativa può causare non solo ad un settore rilevante per l’economia italiana ma anche alla qualità e vivibilità del centro storico e alla tutela dei consumatori.

Preoccupati della situazione e delle prospettive, assolutamente pericolose – conclude Deidda –, Le chiediamo di adottare ogni iniziativa utile a ripristinare, per quanto di competenza dell’Amministrazione di Roma Capitale, una corretta dialettica di mercato nell’interesse primario dei consumatori, della città e delle legittime aspettative delle imprese del settore”.

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