Il Corriere di Roma ha intervistato stamattina Sergio Paolantoni, amministratore delegato del Gruppo Palombini all’Eur (120 dipendenti, bar in università e musei) e da tre giorni anche presidente della Fipe-Confcommercio: “Arrivo alla presidenza in un momento drammatico? È vero, è un momento drammatico, di vuoto, ma un momento in cui si possono fare tante cose positive. Questo mondo lo conosco bene: ha iniziato mio nonno che fondò l’Assobar, poi diventata Fipe, e che ne è stato presidente per 25 anni. Dopo 50 anni torna un membro della famiglia Palombini. Non sono un mago, ma ho una squadra di gente motivata, di imprenditori seri: possiamo diventare un punto di riferimento nel panorama nazionale. Proprio in queste ore si parla di coprifuoco, di chiusura di bar e ristoranti alle 22 o alle 23? Sarebbe la fine della ristorazione. L’ultimo colpo di grazia, perché già veniamo dal lockdown, e questo settore non ha avuto la stessa ripresa di altri settori industriali – continua Paolantoni -. Il nostro è un lavoro che vive sull’emozione e sulla serenità del cliente: nessuno va al ristorante per cibarsi, ma per mangiare qualcosa in compagnia. E qui non siamo in Norvegia, non andiamo a cena alle 18 in punto, e non si va in un locale con i minuti contati. Tanto vale dire che non esiste più la cena al ristorante». Il suo direttore, Luciano Sbraga, ha calcolato che con la chiusura alle 23 si perderebbero un milione e 200 mila euro al giorno. Alle 22? «Le perdite si triplicherebbero e arriverebbero a oltre tre milioni. Se dovesse essere applicata un’ulteriore restrizione oraria serale credo che molti miei colleghi rinuncerebbero a tenere aperto, anzi arriverebbero addirittura alla chiusura del locale. I dipendenti? Siamo alla tempesta perfetta. Il prolungamento della cassa integrazione non è arrivato, né è stato prorogato il credito d’imposta sugli affitti: penso che almeno in centomila rischino il lavoro. Cosa fare? Sa qual è la vera scelta semplice per evitare la movida? Quella del sindaco di Milano Giuseppe Sala: vietare dalle 18 la vendita degli alcolici e lasciare solo la somministrazione. Se i ragazzi per consumare devono stare seduti, nel locale c’è un cameriere, un barista che li controlla. La vera soluzione è questa, l’ho detto anche a Virginia Raggi e lo ripeterò all’assessore Carlo Cafarotti: dalle 18 alcolici solo al tavolo. (….)”.

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