Natale Di Cola, segretario Fp Cgil di Roma e del Lazio, è intervenuto ai microfoni della trasmissione “L’Italia s’è desta”, condotta dal direttore Gianluca Fabi, Matteo Torrioli e Daniel Moretti su Radio Cusano Campus.

Il governo lavora per portare smart working nella P.a. al 70%. “Nella P.a. non si fa lo smart working, ma il telelavoro, perché la p.a. non si è adeguata per far svolgere smart working ai dipendenti –ha affermato Di Cola-. Immaginare che lo smart working si faccia tutto il tempo secondo noi non è giusto, altra cosa sarebbe alternare. Ci vorrebbero investimenti. Serve anche un cambio di mentalità dei manager che dovrebbero organizzare il lavoro. Lamentele su servizi? Sicuramente ci saranno servizi che non erano adeguati e che con questa situazione non sono stati efficienti, però dare la responsabilità ai lavoratori non mi sembra giusto. Bisogna ripartire da dove eravamo rimasti e cioè che la pa ha poco personale e poche infrastrutture e investire su quello. Inoltre si faccia una riflessione con i sindacati per regolare lo smart working. La Cgil propone da sempre un contratto quadro che definisca tutti gli aspetti dei diritti e dei doveri dei lavoratori in smart working. Al momento c’è una norma sul telelavoro, lo smart working invece prevede autonomia sia nel tempo che nello spazio. Bisogna recuperare il gap e darsi regole chiare. Lo smart working è una grande opportunità, evitiamo di gestirla all’italiana ed affrontiamola all’europea. Il lavoro è fatto anche di relazioni, di confronto, non si può immaginare che sia al 100%, bisogna avere un progetto, quello che ci preoccupa è che ci si focalizzi sulle cifre e non sul progetto”.

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