“L’unico profilo di competenza del Garante per la protezione dei dati personali nella vicenda in questione è quello relativo alla legittimità del trattamento dei dati personali eventualmente raccolti, tra gli altri, dai gestori di bar e ristoranti a seguito dell’esibizione di un documento di identità da parte dei loro clienti. In questa prospettiva, rispondendo alla Regione Piemonte, abbiamo ricordato che il DPCM abilita anche i gestori di bar e ristoranti a richiedere l’esibizione di un documento di identità e che, pertanto, questi ultimi, possono legittimamente trattare, ai soli fini della verifica della corrispondenza tra chi esibisce un Green pass e chi ne è il titolare, i dati anagrafici presenti nei documenti di identità”.

Sono le parole di Guido Scorza, membro del Garante della protezione dei dati ai microfoni di iNews24.it, in merito alla questione dei controlli dei documenti da parte dei ristoratori per verificare l’identità dei clienti che esibiscono il green pass. “Le conseguenze, anche sul piano sanzionatorio, dell’eventuale mancata verifica dell’identità, ove necessaria, non attengono alle competenze del Garante ma a quelle delle competenti forze dell’ordine”.

Inoltre Scorza spiega tutti i dubbi che il Garante Privacy ha avuto sul green pass in precedenza: “Sin dall’inizio l’unica preoccupazione del Garante è stata quella di far in modo che il greenpass potesse essere utilizzato limitando al minimo necessario i dati personali e particolari destinati a circolare. L’attuale sistema del green pass, se correttamente utilizzatoovvero limitandosi a chiedere l’esibizione del QR code e a leggerlo attraverso l’apposita app di Governo – raggiunge questo scopo mettendo in circolazione esclusivamente l’informazione relativa alla circostanza che, per una ragione qualsiasi, il titolare è soggetto a basso rischio di contagio per sé e per gli altri. Quanto alla vicenda dell’esibizione dei documenti di identità, il Garante non ha mai sollevato dubbi ma, a richiesta, si è limitato a confermare che, sulla base della disciplina vigente, i trattamenti di dati personali contenuti nei documenti di identità eventualmente esibiti dai clienti al gestore di un bar o di un ristorante sono legittimi”.

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