“Nel recepimento della direttiva Ue 2019/1158 sull’equilibrio vita lavoro si registrano alcuni passi avanti, ma certamente non possono essere sufficienti a combattere le discriminazioni di genere che gravano sulle lavoratrici e sull’economia italiana. Se da una parte è una bella notizia la stabilizzazione dei 10 giorni di congedo di paternità obbligatori estesi anche ai dipendenti pubblici, dall’altra risulta impari il confronto con i 3 mesi in vigore in altri stati europei. Così come non è stato recepito il parere sull’aumento dell’indennità dei congedi parentali, che rimane ferma al 30%, nonostante l’estensione della durata da 6 a 9 mesi  fino al dodicesimo anno di età del figlio nato o adottato (prima era fino al sesto anno)”.

Così Chiara Gribaudo, parlamentare dem e relatrice del parere alla commissione lavoro della Camera.

“L’occupazione femminile in Italia resta oltre 10 punti percentuali più bassa della media europea e durante l’epidemia è scesa addirittura sotto il 50%. Sono necessarie misure radicali e maggiori risorse perché le donne non continuino a essere messe di fronte al bivio tra figli o carriera. La maternità è infatti una delle principali cause del gender gap. Per questo – prosegue Gribaudo – occorrono interventi che garantiscano maggiori tutele nella stabilità lavorativa delle neo mamme e provvedimenti per un bilanciamento più equo della cura dei figli e della casa con congedi egualitari di 5 mesi obbligatori per entrambi i genitori coperti almeno all’80% della retribuzione più altri 6 mesi facoltativi cadauno, il part time di coppia sul modello tedesco e sostegni alle imprese per la riorganizzazione del lavoro”.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here