“Medici e infermieri, 1.100 a rischio”, titola l’edizione romana del Corriere della Sera nella prima pagina. Incerto il futuro delle Uscar, primo fronte contro la pandemia. Per ora proroga solo fino a giugno. Oltre 60mila interventi domiciliarie nelle Rsa. L’appello del coordinatore Bartoletti: “Servizio che va tenuto in piedi”.

A pagina 2: “Il Covid non fa più paura, 1.100 camici bianchi rischiano di restare a casa”. Sono i medici(400) e gli infermieri(700) delle Uscar, prima linea della lotta contro il coronavirus. Il loro incarico scadrà il 30 giugno, sul futuro ancora nessuna decisione.

Le unità – nate a marzo del 2020, proprio all’inizio della pandemia – sono state temporaneamente prorogate fino alla fine di giugno. Cosa ne sarà poi è ancora un interrogativo senza risposta. “Ma in ogni caso un servizio del genere, con il grande patrimonio di conoscenza del virus che ha acquisito sul campo, va in qualche modo tenuto in piedi”, è l’appello di Pier Luigi Bartoletti, il coordinatore delle Uscar nel Lazio. “Oltre che a supporto nei drive-in per i tamponi, siamo nei centri vaccinali dello Spallanzani e di Fiumicino – spiega Bartoletti -. Eseguiamo le vaccinazioni domiciliari. Ci occupiamo, come personale specializzato, di somministrare gli anticorpi monoclonali nelle struttur e residenziali, con 12 equipaggi attivi ogni giorno. Siamo stati, e siamo ancora, ovunque sia servito, e tuttora serva, il nostro impegno. Impossibile fare previsioni sul futuro delle Uscar – è ancora Bartoletti a parlare -. Non dipende da noi. La decisione non spetta a noi. Noi siamo stati e saremo ancora a disposizione per andare ovunque serva a contrastare il Covid (…)”.

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