Un mulino industriale dei primi del ‘900, caduto in disuso negli anni ‘50, rinasce come sede di start up e aziende innovative. Ha aperto i battenti Wire: il nuovo coworking space di Roma. Tra piazzale della Radio e Porto Fluviale millecinquecento metri quadrati su due piani che, dopo un decennio di abbandono, oggi ospitano spazi di lavoro: centoventi postazioni, dieci uffici privati utilizzabili con soluzioni flessibili, nove meeting rooms, palestra, spogliatoi, millennial room, due caffetterie, area relax, un’arena e un palco per gli eventi. Tutto plastic free ed ecofriendly. Un luogo aperto alla città: Wire si rivolge anche a giovani studenti universitari che qui, nell’isola loro dedicata, potranno seguire la didattica a distanza sfruttando una potente connessione e utilizzando gli strumenti messi a disposizione dal coworking. Mamme e papà potranno portare al lavoro i loro bambini grazie alla presenza della kids room.

“Wire è un progetto al quale abbiamo lavorato oltre un anno. Volevamo creare un posto ‘Work&Inspire’ (da qui Wire ndr.) che potesse portare aziende, imprenditori, professionisti e studenti a scambiare le loro idee e creare una sinergia positiva per lanciare nuovi progetti che diano un aiuto a Roma e a tutta la sua comunità lavorativa e oltre. Abbiamo deciso di fare questa scelta perchè in Italia mancano realtà dinamiche che diano la possibilità di crescere e confrontarsi. Siamo convinti che anche a Roma si possa portare innovazione”, ha detto l’imprenditore Riccardo Mittiga, uno dei fondatori di Wire insieme a Gianluca Ricci e Tommaso Gamaleri.

“Gli ingredienti di questo progetto possono fare parte del nuovo modello di sviluppo”. Wire Coworking Space ha colpito l’assessore della Regione Lazio al Lavoro e alla Formazione, Claudio Di Berardino, che lo ha definito “un luogo intermedio che si colloca tra la casa e il lavoro”, dopo avere sottolineato i messaggi da raccogliere lanciati da questa nuova iniziativa: “Il recupero urbano; la ripartenza, dopo che il Covid ha rallentato fortemente le economie e il sistema produttivo; l’innovazione in termini di qualità e non ideologici e quindi da accompagnare con i diritti; la sostenibilità, considerata come un’opportunità e il fattore dell’aggregazione, spingendo anche le famiglie a trovare accoglienza in questo spazio”.

“E’ la Silicon Valley di Roma. Sappiamo quanto è importante mettere al centro dell’agenda l’innovazione e i giovani. Lo si deve fare partendo dalla riqualificazione urbana, in particolare quella della Capitale che ha uno straordinario patrimonio storico, artistico e culturale. Con questo spazio – ha detto il presidente dell’ANGIAssociazione Nazionale Giovani Innovatori, Gabriele Ferrierisi crea un terreno fertile per validare i progetti dei giovani, sostenerli, e trasmettergli le competenze digitali e formative necessarie per entrare nel mercato del lavoro. Una stretta sinergia tra tutti gli operatori del territorio potrà dare un valore aggiunto al sistema territoriale”.

A tenere a battesimo l’apertura di Wire, oltre all’assessore Di Berardino e Ferrieri dell’ANGI, anche il vicepresidente del Consiglio regionale, Pino Cangemi; i consiglieri Marta Bonafoni, Marta Leonori, Francesca De Vito; il presidente del Municipio III, Giovanni Caudo e il minisindaco dell’VIII, Amedeo Ciaccheri.

Nella seconda giornata di apertura la Wire Startup Pitch Battle: una sfida a colpi di pitch davanti ad una giuria internazionale composta da Jeff Lynn di Seedrs, la piattaforma di equity crowdfunding che nel 2019 ha raccolto 283 milioni di sterline, Luca Villanti del fondo Saragiant Capital, Giulio Giorgini di Be Shaping the Future Corporate Services, l’avv. Mario Tonucci, founder di studio Tonucci & Partners e l’avv. Benedetto Blasi dello studio Tonucci & Partners, Stefano Manili fondatore e CEO di Cosaporto.it, Mario Scuderi, Senior Investment Manager per CDP Venture Capital Sgr – Fondo Nazionale Innovazione e Gianmarco Carnovale di Roma Startup.

A vincere il contest e quindi un premio dal valore di 30mila euro che include 12 mesi di affitto nello spazio Wire e 100 ore di mentoring di venture capital, imprenditori e startup già presenti nel network di Wire il progetto Stonize. “E’ la soluzione digitale indipendente per l’emissione di titoli obbligazionari relativi alla cartolarizzazione di crediti commerciali. E’ stato un bel segnale essere riusciti a veicolare quello che stiamo facendo dato che è un mercato complesso e sul quale non c’è un confronto quotidiano”, Alessandro Ranaldi fondatore di Stonize insieme Giuseppe Morlino.

Uno spazio continuamente in evoluzione, quello di Wire. “Stiamo cercando di vedere se qui potremo fare anche manifestazioni, esposizioni di oggetti e quadri che potranno ravvivare l’ambiente e cambieranno sempre. Questa – ha detto l’arch. Giorgio Mittiga che ha curato la riqualificazione di Wire – è un’ idea di partenza: abbiamo voluto creare una struttura libera che possa essere in ogni momento trasformata, evoluta e cambiata”.

Hanno detto di Wire

Giuseppe Emanuele Cangemi, vicepresidente del consiglio regionale del Lazio: “Wire Coworking Space è l’esempio di come sia vincente il connubio tra innovazione e riqualificazione urbana. Da ex mulino industriale a sede di start up e aziende innovative, è stato inaugurato uno spazio funzionale all’avanguardia per far crescere il talento attraverso un confronto aperto e partecipato. Dopo il lungo e duro lockdown dovuto al Covid19, anche da Wire ripartono il lavoro e l’economia di Roma e del Lazio”

Marta Leonori, consigliera della Regione Lazio: “Ho partecipato all’inaugurazione del Wire Coworking Space. Un nuovo spazio di coworking, aperto a studenti, imprese e professionisti. Un polo di servizi che coniuga innovazione e socialità, nella quale si potrà lavorare e incontrarsi. Un esempio positivo di un’iniziativa privata che contribuisce a costruire una nuova idea di Città”.

Marta Bonafoni, consigliera della Regione Lazio: “Wire è uno spazio bello, tanto. Un ‘luogo’ che è arrivato a coprire tre vuoti. Un vuoto di città: una Roma piena di ‘buchi’ urbani che possono essere invece riempiti di senso, economie, relazioni, comunità. Una rigenerazione della città esistente che contemporaneamente crea un argine al consumo di suolo e libera la Roma agricola. Un vuoto di opportunità: per le donne e i giovani innanzitutto. Che possono trovare a Wire un posto dove lavorare, scambiarsi idee, progettare. Un vuoto di parola: come la sempre presente innovazione, che se non è attaccata alla vita, ai diritti, ai talenti, ai desideri allora non significa nulla. Resta una parola bugiarda. Dice… Ma Wire è un coworking privato! Esatto: Roma deve poter mettere l’impresa privata dentro un progetto e una visione. Chiedendole, con determinazione, responsabilità sociale e un impatto generativo sui territori”.

Francesca De Vito, consigliera della Regione Lazio: “Ho partecipato con piacere alla inaugurazione dello spazio #Wire creato grazie al recupero e alla riqualificazione urbana degli ex mulini bianchi nel quartiere Ostiense, invitata in qualità di vicepresidente della Commissione Sviluppo Economico della Regione Lazio. Un’area nuova, che offre soluzioni flessibili, a disposizione di imprese, cittadini e studenti, con ambienti di lavoro, riunioni e svago oltre a offrire un punto di contatto per start up ed investitori. Quest’anno ci ha insegnato che possono esistere modalità di lavoro diverse da quelle tradizionali alle quali eravamo abituati e sono convinta che anche uno spazio come questo possa consentire la sinergia e la condivisione di tante menti pensanti per fare sistema e rispondere alla crisi con l’innovazione”.

Amedeo Ciaccheri, presidente Municipio Roma VIII: “Nasce Wire Coworking Space a rigenerare il complesso dei Mulini Biondi tra Ostiense e Marconi. Un intero quadrante da un lato all’altro del Tevere sta accettando la sfida dell’innovazione trasformando il vecchio quadrante industriale nel vero e proprio distretto dell’economia collaborativa romana. Un’energia preziosa per il futuro della nostra città”.

Giovanni Caudo, ex assessore all’Urbanistica di Roma e presidente del Municipio Roma III: “La città esistente si deve reinventare e trasformare. La vecchia impostazione di ‘Roma città dei Ministeri’ non può più reggere. In questo senso il tema del lavoro è centrale. Spazi porosi come questo, il Wire, sono certamente una buona notizia ma da soli non bastano: occorre un ragionamento serio da parte delle istituzioni sui diritti. Se tutta la città è fabbrica perché si può lavorare ovunque, infatti, è anche vero che le istituzioni devono poter garantire i diritti di tutti a prescindere dal luogo in cui si lavora. Per questo, insieme all’innovazione, dobbiamo fare in modo che questi luoghi facciano rete tra loro, proponendo un’alternativa anche a quel modello di cui il Covid ha svelato l’immensa fragilità. La sollecitazione del lavoro a distanza rende infatti urgente la necessità di posti intermedi (come questo ma anche come i parchi) dialoganti tra loro e che garantiscano una rete porosa di prossimità capace cambiare volto alla città”.

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