“Una partita Iva su due sceglie il forfait”, titola stamane in prima pagina Il Sole 24 Ore. La flat tax può aver indotto lo scorso anno diversi studi associati alla scissione.

A pagina 2: “I due volti della flat tax a 65mila euro: attrae le partite Iva, ma divide gli studi”. Nel 2019 quasi metà delle nuove posizioni è stata aperta da giovani, ma sono aumentate soprattutto quelle attivate dai contribuenti più anziani (+29,1% su base annua).

Il forfait può aver portato alla scissione di diversi studi associati attratti dall’idea di evitare complicazioni. Resta l’incognita di come la revisione dell’Irpef gestirà le imposte sostitutive che valgono oltre 16 miliardi.

“(…)Metà dei professionisti e degli autonomi che hanno aperto una nuova partita Iva nel 2019 hanno optato per il regime forfettario – si legge nell’articolo a firma di Cristiano dell’Oste e Giovanni Parente -. Per la precisione, il 48,2 per cento. Dato che sale al 66% se si guarda solo alle nuove posizioni aperte dalle persone fisiche. È un tasso di adesione praticamente doppio rispetto a quello registrato dal vecchio regime dei minimi introdotto dall’allora ministro dell’Economia Giulio Tremonti nel 2011. Ed è una conferma del fatto che la flat tax per le partite Iva è stata prescelta da quasi tutti coloro che hanno ricavi o compensi sotto la soglia dei 65mila euro. Sarebbe esagerato, però, parlare di un boom di nuove partite Iva. Di fatto, l’aumento su base annua è stato del 6,4% (32.900 nuove posizioni) e il totale non ha superato i picchi del 2014 (quando ci fu la corsa per prenotare il vecchio regime dei minimi) e del 2012 (quando probabilmente la crisi spinse a mettersi in proprio molti giovani disoccupati o dipendenti licenziati) (…)”.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here