Le Linee-guida in attuazione del Protocollo del 6.4.2021, sottoscritto tra i Ministeri del Lavoro, della Salute e dello Sviluppo economico, l’INAIL e il Commissario Straordinario Emergenza COVID, sono finalizzate ad rendere omogeneamente operativa la collaborazione tra le Aziende Pubbliche e Private ed il Sistema Sanitario Regionale della Regione Lazio, per una efficace realizzazione della attività vaccinale nei luoghi di lavoro. Peccato che “I vaccini sono forniti da SSR, secondo modalità operative da definirsi in raccordo con la ASL territorialmente competente. La tipologia di vaccino da utilizzare viene individuata dal Servizio Sanitario Regionale. In fase di prima applicazione il vaccino identificato per le vaccinazioni sui luoghi di lavoro e’ il Vaxzevria di Astra Zeneca”.

“La scelta della Regione Lazio è ancora una volta spregiudicata e rischiosa – dichiara Francesco Iacovone, del Cobas nazionale – il commercio è un settore a occupazione prevalentemente femminile, con grandi sacche di precarietà. Questo significa che le lavoratrici vaccinate saranno in maggioranza giovani commesse che per età e per sesso sono a grande rischio di trombosi cerebrale del seno venoso associata a trombocitopenia”.

“Non sono bastate le polemiche di questi giorni, sollevate dai medici dai biologi e finanche da Franco Locatelli che ha invitato alla riflessione – prosegue il sindacalista – l’assessore D’amato tira dritto e scarica i rischi connessi alla vaccinazione sui lavoratori. Mettendo nel conto un evento avverso su 50.000 inoculazioni. Altro che eroi della pandemia, chi ha già rischiato e combattuto le prime fasi della crisi sanitaria a mani nude e senza fermarsi mai, si troverà a rischiare ancora e questa volta con i dati e la letteratura scientifica nota”.

“In Germania le commesse e i commessi hanno in dotazione le mascherine Ffp2, uniche a proteggere dalle varianti, sono stati vaccinati insieme agli anziani e primi nel piano vaccinale. Si è insomma riconosciuta la pericolosità dell’esposizione prolungata in ambiente chiuso e senza necessaria aerazione e il naturale assembramento negli esercizi commerciali. In Italia, invece, i commessi restano esposti nella possibilità di contagio e penalizzati nella vaccinazione, che arriva troppo tardi e con il vaccino più sbagliato”,  conclude Iacovone

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