“I medici non bastano”. Così aprono le pagine romane de Il Tempo. Le assunzioni di camici bianchi degli ultimi 8 mesi non riescono a coprire il fabbisogno ospedaliero Il rapporto Altems: nel Lazio incremento del 6,5% per far fronte alla pandemia. In Veneto più del 10. Secondo i sindacati serve ancora un’«iniezione» di circa tremila operatori sanitari: negli ultimi 10 anni ne abbiamo persi 9.500.

Antonio Sbraga scrive: “Il corpaccione della sanità laziale, debilitato dai tagli di 12 anni di commissariamento, ha ancora bisogno di “trasfusioni” di camici bianchi. Soprattutto perfronteggiare una pandemia che, in questi 8mesi, ha visto recuperare solo una parte del fabbisogno: finora sono stati assunti 490 medici. Si tratta di «150 a tempo indeterminato, 303 a tempo determinato, 37 con contratti libero-professionali e 33 dalle graduatorie aperte». A quantificarlo è il Rapporto dell’Alta Scuola di Economia e Management dei Sistemi Sanitari (Altems) dell’Università cattolica: «Il Lazio ha incrementato del 6,3% l’organico medico durante la pandemia». Ma ci sono Regioni che si sono rinforzate di più: Veneto +10,1%, +8,4% Molise, +8,2% Puglia, +8% Abruzzo, +6,5% Lombardia. Senza considerare che, secondo l’ultimo Rapporto sui servizi sanitari regionali, stilato dal Ministero della Salute, il Lazio risulta quello in cui si sono perduti più dipendenti. Con ben 9449 operatori in meno negli ultimi 10 anni: -2442 medici (da 9622 a 7180), -2273 infermieri (da 20724 a 18451), -1971 tecnici (da 6084 a 4113), -1422 amministrativi (da 5971 a 4549). Ma tutta «la dotazione di personale sanitario pubblico nel Lazio è pari a 74,8 addetti ogni 10.000 abitanti, una dotazione inferiore del 32% rispetto alla media nazionale (109,9 addetti)», ha stimato un report della Banca d’Italia. (…)”

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