Con lo stop alle restrizioni sia a Roma che Fiumicino, tornano a fatica alla normalità le aziende agricole che si trovano nell’area dell’incendio al TMB di Malagrotta. Aziende che hanno subito un danno enorme con le ordinanze comunali e regionali, che imponevano il divieto, inizialmente per 48 ore, al consumo degli alimenti di origine animale e vegetale prodotti nell’area individuata, oltre al divieto di utilizzo dei foraggi e cereali destinati agli animali, per un raggio di 6 chilometri dal luogo dell’incendio.

Ordinanza che è stata poi prorogata per ulteriori 48 ore dal Comune di Roma, limitatamente al consumo di alimenti di origine vegetale e di utilizzo dei foraggi e cereali destinati agli animali. Un limite quello sui foraggi e cereali destinati agli animali, che è venuto meno nelle ultime due ordinanze nelle quali restava solo quello relativo al consumo di alimenti di origine vegetale. In queste ore è stata emanata una ulteriore ordinanza dal sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, che dispone la “cessazione degli effetti” del precedente provvedimento del 22 giugno.

Via libera quindi al consumo dei vegetali prodotti entro il raggio di 6 chilometri dal punto dell’incendio del 15 giugno al Tmb di Malagrotta. Resta la raccomandazione di attenersi alle “regolari ​norme igieniche”, lavando frutta e verdura prima di consumarle.

“Restano i danni ingenti alle aziende agricole colpite dall’incendio – spiega il presidente di Coldiretti Roma, Niccolò Sacchetti – danni che non è stato ancora possibile quantificare e si ripercuotono su diverse filiere. Le più colpite sono state quelle zootecniche, ortofrutticole e cerealicole. Soprattutto nelle prime 48 ore dall’incendio non è stato possibile utilizzare i prodotti che sono rimasti invenduti, come il latte e i prodotti caseari e tutti quelli di origine animale, oltre agli alimenti di origine vegetale e ai cereali, che hanno subito uno stop più lungo”.

Tutto questo in un momento particolarmente delicato per l’agricoltura. “ Si tratta di aziende – continua Sacchetti – che hanno già dovuto fare i conti con laumento dei costi delle materie prime e le ripercussioni del conflitto in Ucraina e poi con il caro bollette e caro carburante, ma prima ancora con la crisi economica determinata dalla pandemia. A tutto questo si è aggiunta anche la peste suina, che sta mettendo a rischio il patrimonio suinicolo e una filiera che conta un giro di affari nella nostra regione di oltre un miliardo di euro. Quello che chiediamo è un sostegno di tipo economico per gli agricoltori colpiti da questo stop forzato e sicuramente inevitabile, ma estremamente dannoso per loro, ancora di più in un momento così critico”.

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