“Sulle mascherine dovrebbe avvenire una vera e propria rivoluzione culturale, passando dal considerarla come una specie di feticcio, quasi un segnale politico per voltare pagina, a uno strumento di protezione che va usato con la testa, da utilizzare individualmente in tutte le circostanze che si ritengano rischiose. Circostanze che si ridurranno sempre di più, a meno che non arrivi un’altra variante. In un anno ne abbiamo avute tre, una più diffusiva dell’altra. Il rubinetto del virus non è completamente chiuso, considerando che ci sono molti Paesi del mondo che hanno una bassa percentuale di vaccinati. Quindi il Sars-CoV-2 potrebbe farci qualche sorpresa e spero che venga posta l’attenzione necessaria”.

Così, ai microfoni di iNews24, Massimo Galli, già direttore di Malattie infettive all’ospedale Sacco di Milano. “In linea teorica c’è da sperare che gradualmente le varianti successive possano essere meno patogene delle precedenti, ma non è detto che vada così. Tra i numerosi patogeni che abbiamo, ci sono quelli che nel tempo hanno mantenuto la loro virulenza e quelli che hanno assunto caratteristiche meno patogene. Parenti abbastanza prossimi di questo virus, nell’uomo hanno sviluppato un impatto patogeno meno pericoloso, diventando quasi un raffreddore. Questo di solito è accaduto in tempi non brevi e non è un tracciato obbligatorio”. 

Sull’ipotesi quarte dosi, Galli afferma: “Non credo che ora abbia senso prevedere una quarta dose di massa con questi vaccini impostati sul virus che circolava a Wuhan nel 2020. L’ipotesi potrebbe essere presa in considerazione in casi speciali, in cui la risposta alle prime tre è dubbia o inesistente”.

Non a tutti quindi, ma ai più fragili: “Uno studio condotto sui trapiantati di organi solidi ha dimostrato che alla prima dose c’era stata una risposta del 4%, alla seconda del 40% e alla terza del 68%. Ciò vuol dire che il 32%, ovvero 1 su 3 vaccinati, non ha risposto affatto. Si tratta ovviamente di casi al limite. Ma comunque molto probabilmente la quarta dose potrebbe essere necessaria per gli immunosenescenti, i portatori di malattie autoimmuni e neoplastiche. Non perché non si infettino, ma perché il vaccino li aiuti se dovessero contrarre la malattia”.

Galli ritiene che si potrebbe valutare l’ipotesi di somministrare le quarte dosi quando ci saranno vaccini aggiornati alle varianti: “Nell’immediato il nostro problema è vaccinare i non immunizzati. In questo momento una quarta dose dei vaccini attualmente disponibili non è la priorità, considerando la percentuale dei vaccinati e dei guariti. Attendiamo quindi, prima i dati di Israele per capire quanto possa aggiungere. Ma piuttosto, mi domando se verrà somministrata con questi vaccini o con altri aggiornati, in grado di funzionare su tutte le varianti di Coronavirus. Attualmente esistono due progetti in atto, che tentano di sviluppare un vaccino che abbia la capacità di funzionare in modo trasversale”.

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