Il ministro per gli Affari Regionali  Francesco Boccia è stato intervistato da Il Fatto Quotidiano. Le sue parole: “Inizia questa ‘nuova normalità’ in cui dovremo convivere col virus. Ora ci sarà maggiore autonomia e più responsabilità per le Regioni: più i contagi vanno giù più possono aprire, più vanno su e più dovranno chiudere. Sarà tutto trasparente e anche le responsabilità saranno chiare”. 

Sui dati del contagio inviati in ritardo da molte Regioni: “Quando invito tutti a essere precisi e puntuali sui dati non lo faccio per fare il primo della classe, ma perché la situazione da lunedì è molto delicata. Non stiamo discutendo sul locale da prenotare stasera per la pizza, ma della sicurezza del Paese. Se i ritardi continuano li costringeremo a chiudere? Allora, adesso si riapre e si controllano i dati ogni giorno: se superiamo i livelli di guardia i presidenti saranno obbligati a chiudere e, se non lo fanno, dovremo farlo noi. Se invece, come speriamo, la situazione migliora, allora si apre ulteriormente. Non inviare dati secondo il decreto ministeriale è come superare i livelli di guardia”.

Sul rapporto con le Regioni: “I governatori ci hanno imposto le linee guida sulla riapertura di bar, ristoranti e spiagge? Ma nient’affatto. Abbiamo lavorato confrontandoci e mediando con le Regioni e rivendico il metodo. L’alternativa era l’esercizio muscolare che non porta da nessuna parte. Certo, lo Stato potrebbe esercitare i poteri sostitutivi previsti dalla Carta, ma 21 organizzazioni territoriali e sanitarie diverse non le governi con la frusta”.

Sul Decreto Rilancio: “Troppo poco e troppo tardi? Erano due manovre messe insieme. Ammetto che avremmo potuto farlo prima, ma è un pacchetto talmente difficile da integrare che ha richiesto tempo. Noi non abbiamo le possibilità di far debito della Germania. Questo sia chiaro. Ora dobbiamo consentire alle imprese di recuperare il tempo perduto, ma da parte nostra serve una visione del futuro del Paese. I nostri interventi malati di buocrazia? La cassa ordinaria è stata già pagata a sei milioni di italiani, per la Cig in deroga prima dell’epidemia servivano 3-5 mesi. Ora abbiamo cambiato le procedure d’accordo con le Regioni: avremmo dovuto farlo tre mesi fa, di questo sono tutti consapevoli. Ma dobbiamo prenderci in giro? Pensavamo che le banche avrebbero accelerato. Non è stato così”.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here