“Apprendo con stupore che il Campidoglio a trazione dem, a seguito di un tavolo tecnico con le maggiori sigle sindacali, ha stabilito la fine dello smart working per i dipendenti capitolini a partire dal 1 luglio.
Da ente innovatore e capofila delle PA italiane in tema di lavoro agile sotto l’Amministrazione Raggi, Roma Capitale diventa con Gualtieri il primo ente pubblico d’Italia a interrompere totalmente l’esperienza dello smart working e, dunque, a compiere significativi passi indietro sotto il profilo dell’organizzazione. Viene da chiedersi quale sia il reale motivo alla base di questo strano e improvviso dietrofront di Gualtieri sul tema del lavoro agile rispetto a quanto dichiarato in campagna elettorale, durante la quale aveva promesso di mantenere una quota di smart working pari al 30% in caso di elezione a Sindaco.
Ancor più surreale il fatto che lo stesso Gualtieri abbia avallato, in Città Metropolitana, il prosieguo del lavoro agile, contrariamente a quanto sta disponendo per Roma Capitale.
Due decisioni opposte che denotano un’indubbia assenza di visione sul tema. Gualtieri  rischia di vanificare l’importante lavoro e gli investimenti effettuati dalla Giunta Raggi per proiettare l’Amministrazione capitolina in un futuro fatto di modernità e innovazione.
È fuori di dubbio che l’introduzione dello smart working nella pubblica amministrazione necessiti di adeguamenti e debba essere perfezionato anche in relazione al ciclo della performance, ma rinunciarvi del tutto significa disallinearsi a processi di innovazione già radicati nei paesi più sviluppati”.

Lo dichiara, in una nota, il capogruppo della Lista Civica Raggi Antonio De Santis.

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