“Non ci sono solo le tasse tradizionali. Ci sono anche le tasse occulte. Non ci troviamo quindi a pagare puntualmente soltanto Imu, Tasi, bollo auto, addizionali regionali e comunali Irpef. Sborsiamo altri soldi anche per imposte di cui ignoriamo l’esistenza ma che contribuiscono ad alleggerire il nostro portafoglio”. Lo dice Alberto Paolucci, Segretario generale della Uil di Rieti e della Sabina Romana.

 

“Lo studio Uil sulle tasse occulte – spiega Paolucci – ne elenca cinque, tre provinciali e due regionali. Sicuramente molti non conoscono l’acronimo Ipt. Sappiate che si tratta dell’Imposta provinciale di trascrizione, istituita nel 1997. Si applica su tutte le formalità di trascrizione, iscrizione e annotazione relative ai veicoli, richieste al Pubblico registro automobilistico. Ad eccezione di Aosta, Bolzano e Trento, tutte le altre province hanno stabilito aumenti che vanno dal dieci al trenta per cento. Praticamente un introito per le province italiane di 1,7 miliardi di euro. Nel nostro territorio questa tassa si abbatte sui cittadini togliendo loro annualmente oltre quattro milioni di euro”.

 

C’e poi l’imposta sulle assicurazioni contro la responsabilità civile veicoli (Rca) – aggiunge l’esponente Uil – Nel decreto sul federalismo fiscale è stabilito che dal 2011 le Province possano modificare l’aliquota di base del 3,5 per cento fino a un massimo del 16 per cento. Escludendo le Province di Aosta e L’Aquila, tutte le altre applicano quella massima del 16 per cento. Questo si traduce nel nostro territorio in un introito per la Provincia di più di sette milioni di euro”.

 

“Ma non finisce qui – continua Paolucci – Tra le tasse occulte troviamo anche la Tefa, ovvero il tributo per l’esercizio delle funzioni di tutela protezione e igiene dell’ambiente. Si applica alla tassa per lo smaltimento dei rifiuti. L’aliquota è stabilita dalla Provincia da un minimo dell’1 per cento fino a un massimo del cinque. Da questo tributo le Province italiane ogni anno incassano 414 milioni di euro. I reatini e le reatine contribuiscono a questo gettito con più di un milione di euro”. “Ci sono poi due acronimi che nascondono altri due tributi che si pagano alla Regione: Arisgam e Irba – dice il sindacalista Uil – Il primo corrisponde a un’addizionale regionale sul consumo del gas metano, che annualmente si trasforma in 52 milioni di euro sborsati dai del Lazio. L’altro è l’Irba, ovvero un’altra tassa apparentemente innocua sulla benzina. Ma che pesa per 2,58 centesimi ogni cento litri di rifornimento di carburante. Altri 22milioni di euro di tasse sulle spalle dei cittadini della regione”.

 

“Un quadro desolante – conclude Paolucci – Un vero salasso che si abbatte su uomini e donne che vivono in territorio come il nostro con enormi criticità. E dove i cittadini oltre a pagare le tasse vorrebbero anche più servizi”.

 

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