“Le mani sui ristoranti italiani”, è l’apertura odierna de Il Tempo. “Li hanno messi ko”. Con i ristori ci fanno massimo la birra e ormai la filiera del cibo made in Italy è preda degli usurai. Pronta la sostituzione con le multinazionali del delivery. Un piano aiutato da troppi fessi al governo.

A pagina 5: “Svenduti i nostri ristoranti”. L’unica strada per evitare questo epilogo è permettere subito le riaperture. Ma senza le limitazioni che rendono impossibile sopravvivere. L’effetto degli errori di Conte e Draghi: attività rilevate dai giganti del delivery che conoscono i gusti dei clienti.

Gianluigi Paragone, leader di Italexit, scrive sulle colonne del quotidiano capitolino: “L’operazione ormai è partita. Unv ero e proprio attacco alla filiera della ristorazione italiana piegata dalla pandemia ma anche da tutte le chiusure e le vere e proprie persecuzioni subite fin dai primi provvedimenti di chiusura del governo di Conte e purtroppo continuate. Il mercato in questi mesi oltre a creare gli spazi a favore del riciclaggio di denaro da parte delle mafie, è stato terra di conquista di grandi operazioni a basso rischio da parte delle multinazionali e dei grandi gruppi operanti nel food. I ristoratori chiudono perché non stanno più in piedi? Ecco che arrivano queste società di food delivery e si appropriano di un mercato non più presidiato. Usano le cucine dando un minimo di commissione (dal 25 al 35 per cento) e avviano un’attività di franchising di proprietà di queste piattaforme che operano con rischio quasi zero: conoscono le tendenze dei consumatori (attraverso i dati raccolti) e approfittando della crisi di liquidità dei ristoratori si portano via il pacchetto con quattro euri (…)”

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