La Corte di Appello di Roma, con sentenza n. 5216/2019 pubblicata ieri, ha respinto la proposta del Consorzio per la tutela del formaggio Pecorino romano Dop e stabilito che la Formaggi Boccea S.r.l. potrà continuare a utilizzare il marchio Cacio Romano per “la radicale diversità dei prodotti e l’assenza di alcuna similitudine fonetica e logica delle due denominazioni”. Impossibile quindi ipotizzare “un agganciamento parassitario alla notorietà del marchio Pecorino romano”.

Nella motivazione della Corte di Appello di Roma si evidenziano anche le diverse caratteristiche dei due prodotti, in quanto, si legge, “il Pecorino romano DOP è un formaggio aromatico piccante, a pasta dura, impiegato essenzialmente come formaggio da grattugia; il Cacio, invece, è un formaggio dolce, semistagionato, che non si può grattugiare ed è impiegato quindi solo come formaggio da tavola”.
La sentenza arriva dopo che, lo scorso dicembre, la Corte di Appello di Roma, attraverso un’ordinanza cautelare, aveva sospeso la sentenza del Tribunale Civile di Roma che vietava l’utilizzo del marchio Cacio Romano da parte della Formaggi Boccea S.r.l. e bloccava la commercializzazione del prodotto in seguito alla richiesta del Consorzio per la tutela del formaggio Pecorino romano Dop.

“E’ una vittoria importantissima per tutto il settore, al termine di una battaglia legale che ha visto Coldiretti Lazio in prima fila per tutelare la Formaggi Boccea e gli allevatori laziali, la cui quota di mercato per la produzione di pecorino romano è ferma al 3%, percentuale irrisoria per un prodotto simbolo dell’agricoltura capitolina – spiega David Granieri, presidente di Coldiretti Lazio – Questa sentenza potrebbe rappresentare un punto di svolta verso il riconoscimento del marchio DOP per il cacio romano. La creazione di una nuova Dop favorirebbe lo sviluppo del sistema zootecnico laziale consentendo di utilizzare una quota significativa di latte ovino per un prodotto di grande distintività e competitivo sul mercato”.

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