“Pensioni: per i lavori gravosi a 62 anni, poi a 64 con penalità”. Così apre stamattina Il Sole 24 Ore. Welfare. La proposta sul tavolo Governo-sindacati del 25 settembre. Allo studio anche l’idea di trasferire il Tfr ai fondi integrativi con il metodo del silenzio assenso. Dubbi del Tesoro sui costi.

A pagina 3: “Pensioni, ipotesi doppia uscita: a 62 anni solo per lavori gravosi”. Post-quota 100.Dal 2022 l’altra soglia minima a 64 anni con penalità, il 25 round governo-sindacati. Incognita costi sul pacchetto-manovra, Mef cauto. Tfr ai fondi con il nuovo silenzio-assenso, i nodi

Il quotidiano economico riassume in tre box età, contributi e soglie in gioco.

62 anni – Tra le opzioni sul tavolo per il post Quota 100 c’è la possibilità di consentire dal 2022 a una prima fetta di categorie di lavoratori a partire da quelli che svolgono attività gravose o comunque usuranti di andare in pensione già a 62 (o 63) anni con 36 (o 37) anni di contributi senza eccessive penalizzazioni.

64 anni – La seconda ipotesi di flessibilità riguarda tutti gli altri lavoratori: dal 2022 la soglia minima di uscita salirebbe a 64 anni d’età (e comunque a non meno di 63 anni) e almeno 37 (o 38) anni di contribuzione e con penalità legate al metodo di calcolo contributivo per ogni anno d’anticipo rispetto al limite di vecchiaia dei 67 anni

41 anni – Per i sindacati la priorità resta l’uscita garantita per tutti (a partire dai cosiddetti “precoci”) alla maturazione dei 41 anni di contribuzione. Un’indicazione chiara non dovrebbe in ogni caso arrivare dal round di venerdì, che dovrebbe avere la funzione di un primo giro d’orizzonte sul “post-quota 100

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