“Partono i ricorsi per ricostruire la professionalità dei ricercatori e tecnologi. USB e lo Studio Legale Naso denunciano il danno salariale dovuto al lungo precariato non riconosciuto alla Commissione Europea e al Parlamento Europeo.

Sono già oltre 500 le adesioni (circa il 5% del totale dei ricercatori e tecnologi negli enti di ricerca pubblici) al ricorso finalizzato alla ricostruzione, secondo i criteri europei, del salario di ricercatori/tecnologi. Una partecipazione che mette a disposizione del sindacato una preziosa banca dati utile a una fine analisi della grave situazione del sistema di ricerca pubblica italiana. E i dati dicono che il lungo precariato, costituito anche da assegni di ricerca e cococo o da sotto-inquadramento, ora riconosciuti per legge come requisito di assunzione ai livelli da laureato, penalizza fortemente questo personale”.

Così in una nota USB Pubblico Impiego – Ricerca.

“Possiamo anticipare che si contano, in media, circa 9 anni non riconosciuti (range 1 – 22 anni) – prosegue il sindacato -. E così, lo stesso ricercatore italiano se fosse assunto in Danimarca, sulla base di quel medesimo curriculum, si vedrebbe riconosciuti molti più anni di anzianità e di conseguenza anche un salario sensibilmente superiore. Tenendo conto che 8 anni determinano un aumento di circa 5000 euro lordi annui, i numeri a nostra disposizione indicano una perdita annuale di salario pari a circa il 10%.

Come premesso, la lettura degli allarmanti dati raccolti, consentono ad USB di procedere con la denuncia di questa situazione alla Commissione Europea e al Parlamento, insieme allo studio legale Naso che sta già avviando i ricorsi. Denuncia che estenderemo anche alla problematica dei tecnici/amministrativi, altrettanto danneggiati ma su cui va costruita un automatismo per le carriere ad oggi non presente.

La denuncia USB PI va anche contro il governo italiano che non riconosce questo problema ed anzi favorisce i ritardi nella definizione del contratto unificando scuola e ricerca in un unico illogico comparto di contrattazione.

Media di anzianità non riconosciuta in Anni – Nella tabella sottostante delineiamo la anzianità media non riconosciuta che risulta dai dati dei ricorrenti. Mediamente i 2 profili di ricercatore e tecnologo denunciano 9,55 e 8, 47 anni di precariato non riconosciuto nelle varie forme. I periodi a tempo determinato indicati sono limitati al personale che si è fermato nel contenzioso con conseguenti sentenze negative andate in giudicato.

Appaiono pesanti invece i periodi con contratti atipici (AR/CO). Mediamente le borse/dottorato e il sotto-inquadramento sono durati tra i 3 ed i 3 anni e mezzo.

Il risultato è che oltre ad un salario medio inferiore del 30% rispetto ai principali paesi europei (ed in linea con la devastazione salariale di tutti i lavoratori dipendenti pubblici e privati italiani) il ritardo nell’assunzione e il mancato riconoscimento di tutti questi periodi porta ad una ulteriore riduzione del 10% del salario.

Questo è uno dei motivi che la ricerca italiana resta poco attraente per le nuove generazioni”, conclude il sindacato, allegando una tabella.

  TD AR/CO Estero Borse Sottoinq Totale
Ricercatore 1,17 4,79 0,85 1,91 1,55 9,55
Tecnologo 1,06 4,77 0,51 1,59 1,39 8,47

 

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