Il tema della prevenzione e della gestione del contenimento dell’eccessiva presenza di cinghiali sul territorio del Lazio passa, finalmente, ad una fase operativa. Il settore Capitale naturale, parchi e aree protette della Regione ha approvato ieri, dopo il protocollo di intesa firmato da Coldiretti Lazio lo scorso mese di maggio, il documento tecnico integrativo che traccia in maniera chiara ed inequivocabile le linee di intervento all’interno delle quali risulta centrale anche la figura degli agricoltori del nostro territorio.

La questione cinghiali – si legge in una nota della Coldiretti Lazio – si trasforma così da problema in risorsa e il protocollo di intesa, così come stabilito nei mesi scorsi, ha messo mano al tema coinvolgendo, oltre a Coldiretti Lazio, anche Legambiente Lazio e Federparchi Lazio tutte impegnate con un unico obiettivo: conservare l’ecosistema, limitare i rischi per la biodiversità, valorizzare la multifunzionalità agricola e tutelare le aziende costrette a subire danni ingenti stimati nel 2018 in 4 milioni di euro a causa del proliferare incontrollato della specie che ha messo e mette a rischio ogni anno interi raccolti.

E così questo impegno concreto, sancito con il protocollo che avrà la durata di tre anni, ha portato ieri alla fase operativa che aiuterà a intensificare i controlli, semplificare l’iter amministrativo ma anche a coinvolgere attivamente gli agricoltori nelle attività di cattura coadiuvando i guardaparchi attraverso la predisposizione di trappole.

A sostegno del settore è inoltre previsto che per compensare il reddito perso a causa dei danni provocati dai cinghiali, gli agricoltori potranno cedere direttamente gli animali catturati presso gli istituti previsti dalla normativa vigente o destinarli all’allevamento in aree recintate.

“Gli agricoltori di questa regione, le loro produzioni – spiega David Granieri, presidente di Coldiretti Lazio -, devono fare i conti da anni con questa problematica che ha messo in ginocchio migliaia di aziende agricole e che è molto sentita in diverse zone. Il protocollo firmato a maggio si rafforza ulteriormente e passa ad una fase operativa che punta, esattamente come Coldiretti Lazio aveva chiesto, a trasformare questa criticità in una risorsa da valorizzare attraverso il coinvolgimento diretti degli agricoltori. Si tratta – prosegue Granieri – di una opportunità per l’istituzione di una filiera alimentare controllata visto che gli imprenditori agricoli potranno anche ampliare la loro attività, ovviamente in presenza dei requisiti necessari, chiedendo la costituzione di centri di lavorazione della selvaggina. Una opportunità straordinaria per il settore e un servizio in più alle collettività visto che questi animali sono ormai fonte di preoccupazione anche per le aree urbane dove spesso si spingono alla ricerca di cibo”.

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