“Progetto Quota 102, pensione a 64 anni con 38 di contributi”. Questa l’apertura odierna de Il Sole 24 Ore. Tecnici al lavoro per evitare che dal 2022 i requisiti di età aumentino in modo brusco. La nuova Quota costerebbe 2,5 miliardi l’anno e sarebbe meno onerosa di Quota 100.

A pagina 6: “Dopo Quota 100 uscite a 64 anni”. Cantiere pensioni. Tra le prime proposte in campo c’è convergenza sulla nuova soglia anagrafica di flessibilità. Assegno contributivo. Secondo Alberto Brambilla, la nuova soluzione costerebbe 2,5 miliardi l’anno fino al 2028.

Davide Colombo e Marco Rogari, sulle pagine del quotidiano economico, approfondiscono: “Evitare lo scalone tra la fine del 2021 e l’inizio del 2022 garantendo comunque una pensione anticipata flessibile ma con almeno 64 anni d’età. Aumentano i consensi, non senza alcune variabili, a questa soluzione per rendere il più indolore possibile la conclusione della sperimentazione triennale di Quota 100. Proprio l’innalzamento del requisito anagrafico a 64 anni rappresenta il denominatore comune, insieme con il calcolo interamente contributivo del trattamento anticipato, come già accade per “Opzione donna”, delle soluzioni alle quali guardano una parte del Pd e dei tecnici di area Dem. Ma anche di esperti indipendenti o vicini al Centro-destra. È il caso di Alberto Brambilla, già sottosegretario al Lavoro nel Governo Berlusconi e attuale presidente di Itinerari previdenziali, secondo il quale per scongiurare il rischio-scalone sarebbe necessario un pensionamento agevolato a 64 anni di età, adeguata alla speranza di vita con 37/38 anni di contributi. Quindi: Quota 101 o, più probabilmente, 102 interamente “contributiva”. Con un costo di circa 2,5 miliardi l’anno fino al 2028, che sarebbe significativamente inferiore a quello di Quota 100 (…)”. 

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