Mario Adinolfi, presidente nazionale del Popolo della Famiglia (PdF), vede la corsa al Quirinale arrivata al suo tornante decisivo. E commenta: “C’è oggi chi scrive che il Parlamento è giunto al bivio tra Draghi e qualsiasi altro nome. Semplificherei. Il collegio dei grandi elettori è giunto a dover decidere tra un permanente commissariamento della democrazia italiana e la sconfitta di quel progetto. È chiaro che un Draghi sconfitto dovrà dimettersi anche da premier. La sua permanenza a Palazzo Chigi dopo essere stato bocciato al Quirinale sarebbe imbarazzante. Draghi aveva solo due strade: non correre per il Quirinale, mantenendo dunque il controllo saldo del timone del governo; correre per il Quirinale e vincere, mantenendo di fatto il controllo su un premier da lui nominato. Se sconfitto, gli restano solo le dimissioni e candidarsi premier alle non lontane libere elezioni. Ma i personaggi come Draghi non lo fanno mai, non amano le elezioni, perché sanno che otterrebbero dai cittadini una inequivocabile risposta”.