“Si chiede di sapere in base a quali criteri vengano scelti i giornalisti esterni ospiti delle trasmissioni di informazione Rai. Perché alcune testate giornalistiche abbiano grande visibilità a fronte di altre, come ‘il manifesto’, che vengono quasi del tutto ignorate. Se e in quali casi i giornalisti esterni invitati vengano retribuiti. Se i rapporti con i giornalisti esterni invitati nelle trasmissioni Rai siano in parte o del tutto intermediati, come ha dichiarato l’ex sottosegretario Vita, da agenzie e agenti, come accade per artisti e personaggi dello spettacolo. Qualora esistano ruoli di intermediazione di agenzie e agenti, se l’azienda non ritenga doveroso ribadire l’evidente differenza che deve esserci nel servizio pubblico tra informazione e spettacolo”.

E’ quanto chiede il deputato di Italia Viva e segretario della commissione di Vigilanza Rai, Michele Anzaldi, in un’interrogazione alla Rai presentata in Vigilanza e pubblicata sulla sua pagina Facebook.

“L’ex sottosegretario alle Comunicazioni Vincenzo Vita – si legge nelle premesse dell’interrogazione – tra i promotori ed estensori della Legge sulla Par Condicio n.28 del 2000, in un articolo sul quotidiano ‘Il manifesto’ del 6 ottobre ha scritto, a proposito degli inviti ai giornalisti nelle trasmissioni di informazione del servizio pubblico: ‘Taluni giornali sono sempre in video, con una reiterazione seriale. Altri no. Spicca per la pervicace emarginazione proprio il manifesto. (…) Senza nulla togliere ad altre insistite presenze nei talk o negli svariati commentari, risalta a occhio nudo un’ingiustizia davvero ingiustificata. Ma come mai tutto questo accade? Si tratta solo di una discutibile scelta discriminatoria o c’è una routine che orienta dietro le quinte gli inviti? Il sospetto è giustificato, vista l’insistente diceria in base alla quale lo scambio delle diverse opinioni è oggetto di filtri orchestrati da apposite agenzie. Magari non è vero, ma le voci sono insistenti e le fonti svariate’. Giovanni Valentini, giornalista di grande esperienza, ex direttore di settimanali come ‘L’Espresso’ e ‘L’Europeo’ e ai vertici per anni del gruppo giornalistico ‘Repubblica’, nonché ex portavoce dell’Antitrust, nella sua rubrica settimanale sul ‘Fatto Quotidiano’ del 16 ottobre ha scritto: ‘Non c’è ovviamente nulla di male che un giornalista vada in televisione e partecipi a qualche trasmissione o talk-show. Né tanto meno se fa televisione in proprio, cioè per contro della propria testata o per un’emittente del proprio gruppo editoriale. Ma, quando si tratta in particolare della tv pubblica, sarebbe opportuno capire in base a quali regole vengono invitati e ospitati i giornalisti esterni, a tutela del pluralismo dell’informazione e in questo caso anche del pluralismo politico. Ora, in un articolo apparso sul Manifesto e sul quotidiano online Blitz, l’ex sottosegretario alle Comunicazioni Vincenzo Vita ha puntato il dito contro quelle che lui definisce ‘comparsate’, ponendo una domanda che merita una risposta precisa e definitiva: con quale criterio sono scelti i giornali in tv? E ha insinuato il sospetto che sia una misteriosa agenzia a deciderlo, in base a una logica di mercato. Tanto più la questione richiede un chiarimento da parte della Rai che, avendo il compito istituzionale di fornire un servizio pubblico, è chiamata a rispettare i principi del pluralismo e della trasparenza ancor più delle emittenti private’. Nelle trasmissioni di informazione della Rai sono spesso invitati giornalisti esterni, in alcuni casi, come quello di Andrea Scanzi a ‘Cartabianca’ su Rai3, dietro compenso”.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here