“Assodelivery e Ugl firmano il primo contratto di lavoro per i rider e certificano che quegli addetti alle consegne non devono avere diritti né salari adeguati e che i loro problemi di sicurezza sul lavoro non sono di interesse dei firmatari. Un’organizzazione di rappresentanza delle aziende che consegnano cibo, mai associata a nessuna confederazione datoriale, e una sigla sindacale ben poco rappresentative nel food delivery pretendono di mettere nero su bianco che il settore è senza diritti e, di fatto, decidono le regole per sdoganare il nuovo schiavismo”. Lo dicono Cgil, Cisl e Uil regionali.

“È ancora più grave che tutto questo accada dopo mesi di trattative al tavolo del governo con quelle stesse aziende e con i sindacati veramente rappresentativi del settore quando la contrattazione era riuscita a produrre i primi risultati, anche tenendo conto di sentenze che vanno nella direzione opposta al contratto firmato. Già il ministero ha emesso una nota dettagliata con la quale chiarisce le gravi incongruenze dell’accordo rispetto alle leggi vigenti.
Nel settore troviamo un’elevatissima precarietà, bassi salari, pochissimi diritti, un livello di sicurezza sul lavoro del tutto inadeguato e queste difficoltà, in particolare per la salute e la sicurezza dei rider, sono aumentate in occasione della pandemia da Covid-19“.

“La Regione Lazio ha approvato, per prima in Italia, una legge regionale specifica per il settore e, tramite l’insediamento della Consulta regionale sul lavoro digitale avvenuto durante lo scorso luglio, ha avviato un percorso del tutto diverso, volto ad aprire il dialogo tra sindacati, datori di lavoro e istituzioni”.

“È giusta la presa di posizione di Zingaretti contro l’accordo, adesso c’è bisogno di azioni concrete per rimuoverlo. Occorre riconvocare al più presto al tavolo nazionale i sindacati confederali e firmare un contratto vero a tutela di lavoratori particolarmente deboli, persone che, tra l’altro, hanno contribuito a fornire un servizio importantissimo durante la fase più critica della pandemia. Se l’accordo non sarà rimosso, Cgil, Cisl e Uil regionali del Lazio daranno il loro massimo appoggio alla mobilitazione”.

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